mercoledì 2 maggio 2012


LA WALHALLA MACHINE: ROBERT LEPAGE & WAGNER

MACCHINE DI SCENA: dalla Hamlet machine alla Walhalla machine.
E’ impossibile dissociare Lepage dal suo giovane e altrettanto geniale stage designer Carl Fillion, con il quale crea da sempre quelle macchine sceniche per le quali è universalmente acclamato. Con lui ha dato vita al mondo d’ombre viventi e video di The seven streams of the river Ota, al dispositivo roteante di Elsinore, il marchingegno per il suo più folle progetto di one-man-show; ai pannelli scorrevoli, specchianti e proiettabili di La face cachée de la lune.
E’ Carl Fillion a spiegare il segreto con cui egli trasforma un’unica scena, da un’idea iniziale discussa insieme con Lepage, in un vortice infinito di luoghi:
I like to transform the scenic environment by creating elements that move and turn, on stage, in full view of the audience. My main visual signature as a designer can be found in the way I sculpt the space and keep it in motion.
Come ha notato Deborah Zoratti nella sua tesi di laurea al Dams di Imperia, la matrice della metamorfica macchina scenica di KA (e aggiungiamo noi, anche del Ciclo wagneriano), non è altro che il dispositivo girevole ideato per Elsinore, pur in una scala qua monumentale adatta a volteggi, acrobazie, proiezioni. In Elsinore un unico elemento scenico, un dispositivo di alluminio mobile e rotante, attraverso le sue molteplici possibilità di movimento e attraverso la relazione che instaura con il personaggio che abita dentro i suoi meccanismi, mostra un’indivisibile polarità, l’empietà della corte e la lealtà di Amleto. L’unico suo attributo è la trasformabilità:
Carl Fillion ha raccontato di aver creato un prototipo basandosi dapprima sull’immagine, fornita dal regista stesso, di un monolite, e poi sul movimento del corpo umano; la forma finale risultante è quella di un cerchio inscritto in un quadrato (all’interno del quale si trova il rettangolo in forma di apertura-varco), simbolo dell’armonia, della perfezione e dell’uomo stesso. Un enorme pianale metallico quadrato può alzarsi in verticale a 180°, sollevarsi parallelamente al palco, diventando indistintamente muro, soffitto o parete. Il dispositivo (chiamato “the machine”) contiene, invisibile, un disco circolare, che permette, solidale con la parete o autonomamente, ulteriori rotazioni, lente o veloci. Esattamente collocato al centro del disco, un varco rettangolare usato come una porta, finestra o tomba. Alla struttura furono poi aggiunti due schermi laterali e un fondale. La scena, oltre alla struttura mobile, era così costituita da tre enormi pareti modulari; quelle che affiancano la scena furono ricoperte di spandex e servivano per proiettare le immagini (in movimento e fisse) in diretta, raddoppiando Amleto, ingigantendolo o sezionandone una porzione del volto, producendo l’effetto di una visione stereoscopica (la visione contemporanea ma separata dei due occhi). Anche il dispositivo “monolitico” poteva diventare schermo proiettabile. La tecnologia non altera il dramma: lo esalta.
Per la regia del ciclo wagneriano, Lepage chiamerà ancora Fillion e si trascinerà dietro proprio i collaboratori tecnici, artisti, videomaker, i creatori di effetti visivi, persino i produttori esecutivi del Cirque du soleil, forse gli unici in grado di garantire un allestimento all’altezza di un teatro dalla fama colossale come il Metropolitan Square Garden di New York.
Josef Svoboda disegnò le scene della tetralogia di Wagner Der Ring des Nibelungen 3 volte: al Covent Garden a Londra (1974-76), al Grand Théâtre di Ginevra (1975-77), e al Théâtre Antique d’Orange, Francia (1988). Ma è la versione londinese, in cui lo scenografo cecoslovacco utilizzò il laser quella più vicina alla ipertecnologica versione di Lepage; tra Svoboda e Lepage non bisogna dimenticare la versione “techno” dell’Anello dei Nibelunghi a firma della Fura dels Baus http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&NR=1&v=6lkjIw_qGZA
Per l’atmosfera del Crepuscolo degli dei la scena si libera di ingombranti oggetti per ospitare un unico monstrum leonardesco che sembra uscito dalle mani di un alchimista d’altri tempi, un erede naturale della fantasia avanguardista di Svoboda: “Scenography is the interplay of space, time, movement and light on stage”.
Ecco allora il protagonista incontrastato della scena, l’enorme macchina progettata da Fillion per l’intera tetralogia, vera opera di ingegneria meccanica, fatta di 45 assi di 9 metri di fibra di vetro ricoperta di alluminio, mobili autonomamente l’uno dall’altro e che si sollevano e ruotano a 360° grazie a un complesso sistema idraulico che permette un gran numero di forme differenti, diventando la spina di un dragone, una montagna o il cavallo delle Valchirie:
http://www.youtube.com/watch?v=TDUUJzlma74
Lepage spiega che:
“What happens in Das Rheingold is that we’re in a world of mists and lightning, and fire and water, an elemental realm. That’s why the set is morphing into these elements that remind us of rocks and spines. As we move on, and the Ring tells the story of demigods and human being and eventually of society, and social classes and ranks, the set slowly moves toward architectural propositions.”
L’inclinazione dei piani si presta a un gioco di voli di scale che fa ricordare i disegni di Adolphe Appia per Wagner.
I movimenti dell’architettura di scena (costruita da Scène Éthique di Montréal) avvengono con intervalli da 5 o 10 minuti e sono controllati in parte a mano in parte da un computer. Un’uso -- pare -- strabiliante e fortemente realistico del 3D senza visori da parte del pubblico, è stato creato per le scene della foresta in Siegfried.
Così Lepage: “It was important that we create a theatre machine that would be similarly versatile—a set that had its own life and could actually go through different metamorphoses but, at the same time feel very organic. Very early on, we decided to create a spine to the set that allows us to move things and articulate things. So the set is actually not only illustrating some of the ideas in the Ring, but it’s also literally supporting the characters and the ideas…it was important for us that the set be very nimble, very flexible, very adaptable, and alive, so that it not only moves, but it also breathes”.
La chiameranno la Walhalla machine, qua in azione per la Cavalcata delle Walkirie. E, da vera diva, strappa applausi a scena aperta:
http://www.youtube.com/watch?v=TAEQMp4soOw&feature=related
Sulla superficie di questi assi che somigliano a tasti di un gigantesco pianoforte e che nei movimenti ricordano un po’ i mostri fantasy di Dune, vengono proiettate immagini in videomapping, a mostrare alberi della foresta, caverne, le acque del Reno. Sono state usate sia immagini statiche che immagini interattive, quest’ultime ottenute grazie a un sistema di motion tracking da telecamere.
Réalisations con Maginaire inc., hanno realizzato gli effetti video 3D e interattivi gestiti dal software Sensei.
http://www.youtube.com/watch?v=1_ssNfEXu_0
La macchina scenica complessiva è di tali proporzioni e di tale pesantezza (45 tonnellate) che il Metropolitan ha fatto sapere di aver rinforzato il palcoscenico. I giornali hanno parlato di “un’affascinante combinazione di complessa tecnologia e semplicità estetica”, “traditionale e rivoluzionario” ma anche di una produzione “troppo simile a un musical di Broadway” mentre il N.Y. T va giù ancora più pesante e titola la recensione: Ring V/s Spider man.
Produzione dunque, che rimarrà negli annali anche per l’impiego di una tecnologia avanzatissima e per il numero straordinariamente alto di tecnici e progettisti, e di conseguenza, per essere forse uno dei più costosi allestimenti teatrali di tutti i tempi (si parla di sedici milioni di dollari). Cosa che non sembra aver preoccupato molto Peter Gelb, general manager del Metropolitan dal momento che ha venduto l’esclusiva della diretta HD ai teatri e ai cinema di quaranta Paesi.
Per Lepage, dunque, un sold out esteso a tutti i media del pianeta.
http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&NR=1&v=1y5BQPmxho0
MACCHINE DI SCENA: la Walhalla machine.


Robert Lepage dal 2007 ha iniziato a lavorare alla regia d’opera per l’intera tetralogia wagneriana, ovvero L’anello dei Nibelunghi per il Metropolitan di New York diretto dal maestro James Levine; inaugurato la scorsa stagione con Das Rheingold e Die Walküre, e proseguito con Siegfriednell’ottobre 2011 si concluderà nel gennaio 2012 con Die Götterdämmerung; il ciclo verrà riproposto al MET nella sua interezza tra il 25 aprile e il 2 maggio 2012.

E’ impossibile dissociare Lepage dal suo giovane e altrettanto geniale stage designer Carl Fillion, con il quale crea da sempre quelle macchine sceniche per le quali è universalmente acclamato. Con lui ha dato vita al mondo d’ombre viventi e video di The seven streams of the river Ota, al dispositivo roteante di Elsinore, il marchingegno per il suo più folle progetto di one-man-show; ai pannelli scorrevoli, specchianti e proiettabili di La face cachée de la lune.

E’ Carl Fillion a spiegare il segreto con cui egli trasforma un’unica scena, da un’idea iniziale discussa insieme con Lepage, in un vortice infinito di luoghi:

I like to transform the scenic environment by creating elements that move and turn, on stage, in full view of the audience. My main visual signature as a designer can be found in the way I sculpt the space and keep it in motion.

Per la regia del ciclo wagneriano, Lepage chiamerà Carl Fillion e si trascinerà dietro proprio i collaboratori tecnici, artisti, videomaker, i creatori di effetti visivi, persino i produttori esecutivi del Cirque du soleil, forse gli unici in grado di garantire un allestimento all’altezza di un teatro dalla fama colossale come il Metropolitan Square Garden di New York.

Per l’atmosfera del Crepuscolo degli dei la scena si libera di ingombranti oggetti per ospitare un unico monstrum leonardesco che sembra uscito dalle mani di un alchimista d’altri tempi, un erede naturale della fantasia avanguardista di Svoboda.


Ecco allora il protagonista incontrastato della scena, l’enorme macchina progettata da Fillion per l’intera tetralogia, vera opera di ingegneria meccanica, fatta di 45 assi di 9 metri di fibra di vetro ricoperta di alluminio, mobili autonomamente l’uno dall’altro e che si sollevano e ruotano a 360° grazie a un complesso sistema idraulico che permette un gran numero di forme differenti, diventando la spina di un dragone, una montagna o il cavallo delle Valchirie:


Lepage spiega che:

“What happens in Das Rheingold is that we’re in a world of mists and lightning, and fire and water, an elemental realm. That’s why the set is morphing into these elements that remind us of rocks and spines. As we move on, and the Ring tells the story of demigods and human being and eventually of society, and social classes and ranks, the set slowly moves toward architectural propositions.”

L’inclinazione dei piani si presta a un gioco di voli di scale che fa ricordare i disegni di Adolphe Appia per Wagner.

I movimenti dell’architettura di scena (costruita da Scène Éthique di Montréal) avvengono con intervalli da 5 o 10 minuti e sono controllati in parte a mano in parte da un computer. Un’uso -- pare -- strabiliante e fortemente realistico del 3D senza visori da parte del pubblico, è stato creato per le scene della foresta in Siegfried.
Qua l’animazione con i movimenti possibili della macchina:

Così Lepage:
It was important that we create a theatre machine that would be similarly versatile—a set that had its own life and could actually go through different metamorphoses but, at the same time feel very organic. Very early on, we decided to create a spine to the set that allows us to move things and articulate things. So the set is actually not only illustrating some of the ideas in the Ring, but it’s also literally supporting the characters and the ideas…it was important for us that the set be very nimble, very flexible, very adaptable, and alive, so that it not only moves, but it also breathes”.

La chiameranno la Walhalla machine, qua in azione per la Cavalcata delle Walkirie. E, da vera diva, strappa applausi a scena aperta:
ecco il trailer ufficiale del MET di New York:

Sulla superficie di questi assi che somigliano a tasti di un gigantesco pianoforte e che nei movimenti ricordano un po’ i mostri fantasy di Dune, vengono proiettate immagini in videomapping, a mostrare alberi della foresta, caverne, le acque del Reno. Sono state usate sia immagini statiche che immagini interattive, quest’ultime ottenute grazie a un sistema di motion tracking da telecamere. Réalisations con Maginaire inc., hanno realizzato gli effetti video 3D e interattivi gestiti dal software Sensei.


La macchina scenica complessiva è di tali proporzioni e di tale pesantezza (45 tonnellate) che il Metropolitan ha fatto sapere di aver rinforzato il palcoscenico. I giornali hanno parlato di “un’affascinante combinazione di complessa tecnologia e semplicità estetica”, “traditionale e rivoluzionario” ma anche di una produzione “troppo simile a un musical di Broadway” mentre il N.Y. T va giù ancora più pesante e titola la recensione: Ring V/s Spider man.
Produzione dunque, che rimarrà negli annali anche per l’impiego di una tecnologia avanzatissima e per il numero straordinariamente alto di tecnici e progettisti, e di conseguenza, per essere forse uno dei più costosi allestimenti teatrali di tutti i tempi (si parla di sedici milioni di dollari). Cosa che non sembra aver preoccupato molto Peter Gelb, general manager del Metropolitan dal momento che ha venduto l’esclusiva della diretta HD ai teatri e ai cinema di quaranta Paesi.
Per Lepage, dunque, un sold out esteso a tutti i media del pianeta.

domenica 20 giugno 2010


I VIDEOMAKER MASBEDO CON LAGASH DEI MARLENE KUNTZ SBARCANO A PORTO VENERE IL 17 LUGLIO



I Masbedo (Jacopo Bedogni e Nicolò Massazza) sbarcano a Porto Venere il 17 luglio nell’ambito della manifestazione AQUATICUS ideata da Anna Monteverdi per presentare il video SCHEGGE D’INCANTO IN FONDO AL DUBBIO prodotto dalla BIENNALE DI VENEZIA 2009 e girato proprio nelle acque dell’Arcipelago di Porto Venere, con Sonia Bergamasco e Ramon Tarès della Fura dels Baus come protagonisti. Sarà una serata eccezionale perché l’opera video che sarà presentata dagli autori, verrà musicata dal vivo da LAGASH dei MARLENE KUNTZ.

Lo scenario straordinario di San Pietro si illuminerà dopo il tramonto, delle immagini potenti dell’opera video più famosa dei MASBEDO attualmente considerati tra i più importanti video maker mondiali, presenti nelle collezioni dei massimi musei d’arte contemporanea.

“L’opera video SCHEGGE D’INCANTO è una potente metafora dell’esistenza umana, eternamente in bilico tra sollevazione morale e discesa nelle profondità del proprio dramma esistenziale” -dice Anna Monteverdi docente di Digital Video all’Accademia di Brera e curatrice della rassegna ACQUATICUS realizzata in collaborazione con Regione Liguria, Comune di Porto Venere e Parco Naturale Marino-.

“L’Islanda con la sua particolare orogenesi, con la sua attività vulcanica e la presenza della dorsale media-atlantica il cui processo tettonico sta spezzandola in due tronconi alla velocità di due centimetri l’anno, e l’Arcipelago di Porto Venere con i suoi straordinari fondali marini, vanno a definire in tutti i loro lavori video d’arte, coordinate geoestetiche potentissime. Questi paesaggi fisici raccontano simbolicamente la distanza tra uomo e donna, ma anche il desiderio di riscatto, il disperato e sisifico tentativo di opporsi a una deriva di rapporti umani e sociali basati su banalità e prevaricazione. Penso a “Togliendo tempesta al mare” , “Autopsia del trallallà” o a “Glima” dove la lotta tra uomo e natura e tra uomo e uomo è aspra e senza esclusione di colpi. Il loro è un linguaggio video emozionale prima ancora che concettuale, e i territori (geografici e di senso) che esplorano sono quasi sempre “leopardiani”, penso al tema del la precarietà della condizione umana ma anche a quello che Asor Rosa definiva la ricerca di un risarcimento morale , di una resistenza comune, che comporta inevitabilmente un’idea di “confederazione” fra gli uomini” .

Jacopo Bedogni e Nicolò Massazza ovvero Masbedo hanno appena presentato a San Paulo del Brasile il film Distante un padre commissionato dalle Nazioni Unite nell’ambito del forum mondiale della spiritualità interamente girato alla Spezia grazie alla collaborazione con la Marina Militare , e attualmente sono in residenza al Festival di DRO (Trento) per preparare lo spettacolo GLIMA ispirato all’omonima opera video girata in Islanda che debutterà il 27 luglio e arriverà in autunno al prestigioso Festival ROMAEUROPA.

Info: Paola Settimini 393.1536425

venerdì 6 novembre 2009

L'ECCELLENZA FEMMINILE: ARTE NEL WEB, UN FESTIVAL A GENOVA

Anna Maria Monteverdi docente all'Accademia di Brera sarà ospite del FESTIVAL "Matilde di Canossa, l'eccellenza al femminile 2009" a Genova con la direzione artistica della regista Consuelo Barilari.

La Monteverdi interverrà insieme con Domenico Quaranta (il massimo esperto italiano di web art e critico di Flash Art) venerdì 13 novembre alle ore 19,30 presso la Galleria d'Arte Contemporane Pink Summer nell'ambito della giornata di studi dal titolo L'ARTE NEL WEB. LE DECLINAZIONI DEL CORPO E DEL CUORE.

La Monteverdi parlerà di alcune produzioni teatrali multimediali al femminile (a firma della statunitense Marianne Weems) in cui la grande rete mondiale è servita sia come spazio scenico virtuale sia come contenuto, come riflessione cioè sulle derive della comunicazione interpersonale a distanza mediata dal computer e sul tema della sorrveglianza attraverso sistemi telematici: "La Weems -dice la Monteverdi- è riuscita a dare straordinaria concretezza drammaturgica e scenica a un concetto trattato finora solo al cinema o in saggi di estetica dei media.
Nel suo teatro politico che affronta la complessità contemporanea, si parla di tecnologia "addomesticata" e di "tecnologia pervasiva", di "panottico" e di "onnivisione", di spazio-dati e di corpi "trasparenti", tracciati da GPS, carte di credito, e da cimici web; ma si parla anche di come attraverso la pratica quotidiana di social network stiamo sperimentando il concetto coniato da Derrick De Kerchove, di "intelligenza connettiva".

venerdì 9 ottobre 2009

AltraCultura ricomincia le proprie attività avendo incassato quest’anno, tra gli altri, due grandi successi: la petizione per Gianluca Lerici-Bad Trip accolta dalle Istituzioni Culturali e che ha dato vita insieme a “Gomma” Guarnieri e ai curatori, all’antologica dedicata al grande artista spezzino tutt’ora in corso al CAMeC, e la collaborazione fattiva all’ultima straordinaria produzione video dei MASBEDO, inaugurata alla Biennale Arte di Venezia a giugno.


Nella foto: Jacopo Bedogni durante una pausa delle riprese a Portovenere.


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E’ notizia di questi giorni che il FESTIVAL internazionale INVIDEO, storica kermesse di videoarte diretta da Romano Fattorossi e Sandra Lischi che si svolgerà a Milano dall'11 al 15 novembre 2009, aprirà proprio con la video audio- installazione Schegge d'incanto in fondo al dubbio a firma dei Masbedo, accompagnata dalle sonorità rock dei Marlene Kuntz. L’opera video è in parte ambientata a Portovenere/Scoglio del Tinetto e ha avuto l’appoggio concreto di AltraCultura e di Anna Maria Monteverdi come local manager per le riprese. L'opera, interpretata da Sonia Bergamasco e Ramon Tarès vuole concettualmente rappresentare il tema della lotta e dell'allarme per la caduta dei valori, l'indebolimento della volontà e la perdita di senso ma anche dell'amore e della vanità, temi che accompagnano la perenne ricerca del senso della vita. AltraCultura intende continuare a impegnarsi per la cultura giovanile nella nostra città e affiancare le Istituzioni in una programmazione di qualità a loro dedicata. Per informazioni: anna.monteverdi@gmail.com

Altra cultura è su Facebook al gruppo: La Spezia: un’altra cultura è possibile

sabato 26 settembre 2009

ARS GENIUS: LA MEMORIA è IL FUTURO. INTERVISTA AL COMANDANTE MARCO GARGANO





LA MOSTRA MULTIMEDIALE “ARS GENIUS” IN ARSENALE:

“VALORIZZARE LA MEMORIA E’ PENSARE AL FUTURO”

Intervista al Capitano di Vascello, Marco Gargano ideatore e organizzatore della mostra ARS GENIUS per i 140 anni dell’Arsenale Militare.


Quale l'idea di partenza per le celebrazioni dei 140 anni dell'Arsenale?

La mia idea condivisa dall’Ammiraglio Tortora direttore dell’Arsenale era di non fare una celebrazione puramente formale per questi 140 anni di Fondazione, né una fredda esposizione di oggetti e manufatti; intendevo piuttosto, sensibilizzare la città sul grande valore, in termini militari, economici, culturali e umani che l’Arsenale e la sua storia rivestono per il territorio spezzino e non solo, le cui scelte urbanistiche e sociali sono state in buona parte condizionate proprio dalla presenza dell’Arsenale e della Marina;

Volevo sottolineare il valore della memoria e il significato che certi oggetti e reperti possono rivestire nella proiezione affettiva di tutta una comunità, tentare di ricostruire una storia comune che ci accompagna da 140 anni e suscitare nei visitatori il desiderio sincero di unire le forze per uscire da questa situazione stagnante di crisi. I libri e i nostri vecchi ci ricordano che i bombardamenti hanno quasi completamente distrutto la base militare durante la Seconda Guerra Mondiale, ma è stato grazie al concorso di tutti i lavoratori, carpentieri, falegnami, fabbri ma anche di tutti i cittadini che sentivano l’orgoglio di appartenenza al luogo, dove avevano imparato un mestiere e che dava loro da vivere o dove lavoravano i loro familiari che l’Arsenale è rinato dalle macerie ed è tornato in piena attività.

Come è organizzata la mostra multimediale?

L’allestimento cui è stato dato nome di ARS GENIUS intende evocare e ripresentare in forma simbolica ed emblematica, il grande spirito costruttivo di tante persone e tante generazioni che ha animato la storia dell’Arsenale, come auspicio di una piena rinascita e riconversione in un futuro più prossimo possibile di questo spazio così denso di memorie e così ricco di potenzialità. Per questo ho volontariamente sottolineato come punti chiave della mostra, l'ingegno, l’etica e la tradizione nobile del lavoro e la profonda unione sia nei momenti prosperi sia nei momenti bui tra la città e l’Arsenale, come simbolo di un proposito di completa riattivazione dell’intera area che sta faticosamente cercando la via del cambiamento. Di questo parla la Mostra, con le fotografie, con i manufatti, con i video raccontandoci il lavoro nelle Officine, nella Fonderia, gli oggetti del mestiere, le innovazione tecniche, le prime sperimentazioni radiotelegrafiche sulle navi, le macchine a vapore, ricordandoci poi la vita quotidiana degli arsenalotti come è documentata dai vecchissimi fascicoli anagrafici e da registri recuperati dal deperimento proprio per questa mostra e per la prima volta resi visibili. La curiosità di sapere se dentro uno di quei registri c’è un nostro parente è forte: essendo materiale risalente alla seconda metà dell’Ottocento non può essere sfogliato ma speriamo di poter rendere presto accessibile e consultabile in formato digitale questo patrimonio storico che è dell’Arsenale ma anche dell’intera città.

Chi ha partecipato all'impresa?

La Fondazione Eventi della Cassa di Risparmio e l’Autorità Portuale hanno dato un contributo sostanziale alla realizzazione dell’evento; l’allestimento generale è stato curato da Marco Condotti mentre lo studio Ricco e Neri ha curato un video con grafica 3D che proietta lo spazio della Fonderia in un futuro in cui l’attività principale potrebbe essere quella espositiva e di archivio in una modalità interattiva di organizzazione di suoni, testi e immagini; XlabFactory diretta da Anna Maria Monteverdi ha realizzato un video documentario d’arte a firma di Balzola e Eshetu (con le voci di Jole Rosa Massimo Verdastro e Emanuela Villagrossi) molto toccante che unisce passato e presente in un unico quadro, presagendo nuove attività dentro le officine e dentro i bacini.

La Mostra dedica una sezione importante alla Fonderia..

La Fonderia con annessa Zincheria, edificio rimasto quasi illeso dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, è uno stabile attualmente dismesso ora ingombro di modelli e altri residui di lavorazione; da tempo coltivo il sogno di recuperarlo e riconvertirlo ad altri usi: è il luogo ideale per un Archivio/Centro Studi che contenga tutta la preziosissima documentazione dell’Arsenale, non solo quella fotografica e scritta, ma anche l’oggettistica e i macchinari che sono ormai esempi di un nobile passato e che hanno anche un valore intrinseco di archeologia industriale. Un patrimonio comune che non deve essere disperso perché ricorda le vite di migliaia di uomini e di donne che con la loro volontà unite al sacrificio e all’attaccamento al lavoro hanno permesso una profonda trasformazione della città. Vorrei creare all’interno di quest’edificio (Fabbricato 50) quello che amo definire un Padiglione Espositivo con annessa sala congressi polifunzionale che raccolga la Storia dell’Arsenale e contenga l’Archivio Industriale dell’intera città; un luogo in cui è depositata la memoria del lavoro ma anche dove dare spazio ai nuovi ingegni e a nuove idee il cui accesso e la cui conservazione dovrebbero essere legate a innovativi sistemi tecnologici e interattivi. La memoria in una società tecnologicamente avanzata, per esplicitarsi a pieno, ha bisogno di nuovi strumenti comunicativi.

lunedì 21 settembre 2009


L'ARSENALE MILITARE DELLA SPEZIA CELEBRA I 140 ANNI DI FONDAZIONE CON UNA MOSTRA MULTIMEDIALE APERTA AL PUBBLICO



La MARINA MILITARE ha deciso di celebrare l’evento con una manifestazione originale aperta eccezionalmente anche alla cittadinanza intera: una mostra composta da un allestimento multimediale arricchito da materiale d’archivio per la prima volta esposto al pubblico per sottolineare l’importanza del recupero e valorizzazione del proprio patrimonio storico comprensivo delle testimonianze documentarie, dei macchinari, dei luoghi del lavoro e dell’ingegno collettivo. L’allestimento cui è stato dato nome di ARS GENIUS, intende evocare e ripresentare in forma emblematica, il grande spirito costruttivo di tante persone e tante generazioni che ha animato la Storia dell’Arsenale, come auspicio di una piena rinascita in un futuro più prossimo possibile di questo luogo di lavoro così denso di memorie e così ricco di potenzialità.

L’evento è stato curato dal personale militare e civile dipendente dell’Arsenale Militare Marittimo della Spezia con l’indispensabile contributo della Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia e dell’Autorità Portuale, che, attraverso i suoi Presidenti, rispettivamente l’avvocato Matteo Melley ed il Senatore Lorenzo Forcieri hanno messo a disposizione idee, uomini e mezzi per la perfetta realizzazione dell’evento.

La mostra collocata presso il Fabbricato 46 M (Officina Attrezzatori) di via Chiodo in prossimità del Ponte girevole, risistemato per l’occasione con la collaborazione dell’Autorità Portuale, sarà visitabile senza appuntamento con ingresso libero dalla Porta Principale il giorno 22 settembre a partire dalle 17 fino alle 20; ed inoltre venerdì 25 settembre dalle ore 17 alle 20 , sabato 26 e domenica 27 settembre dalle 15 alle 20 e sabato 3 e domenica 4 dalle 15 alle 19.

Sarà inoltre aperta per visite guidate, in particolare per le scuole e associazioni nei giorni 23,24,25,28,29,30 settembre e 1,2 ottobre dalle 830 alle 1230. (Per organizzare le visite guidate i contatti dovranno essere presi con

T.V. Viotti tel. 0187784742

Signora Pittavini tel. 0187784563 )

La Fondazione Eventi società strumentale della Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia ha curato l’allestimento generale con il coordinamento di Marco Condotti. La Mostra unisce passato e presente attraverso spazi che idealmente convivono e si integrano reciprocamente: lo Studio Ricco & Neri ha immaginato, con l’ausilio delle tecniche di animazione grafica 3D, una possibile utilizzazione futura di uno spazio chiave dell’Arsenale, la Fonderia come dinamico e interattivo Padiglione della memoria della storia dell’Arsenale. XlabFactory diretto da Anna Maria Monteverdi ha realizzato invece una videoinstallazione d’autore (ARS & NAVIS) con immagini di Theo Eshetu, drammaturgia testuale di Andrea Balzola e sonora di Mauro Lupone. Qui le immagini mescoleranno il ritratto al presente di un Arsenale affascinante, ma in stato di attesa, con le tracce fotografiche di un passato glorioso, florido e drammatico, quando l’Arsenale pulsava di vita e di attività. Le voci sono di Jole Rosa, Massimo Verdastro e Emanuela Villagrossi. La ricerca delle fonti iconografiche e la direzione produttiva è a cura di Anna Maria Monteverdi in collaborazione con Silvio Combi e Francesco Cresci.

NOTA PER LE REDAZIONI:

I rappresentanti dei media potranno accreditarsi, entro le 08:00 del 22 Settembre, via e-mail, telefonicamente o via fax contattando il:

COMANDO IN CAPO DEL DIPARTIMENTO MARITTIMO DELL’ALTO TIRRENO

C.A. Capitano di Fregata Fabio Ceccolini

e-mail: fabio.ceccolini@marina.difesa.it

Fax: 0187.782492 – Tel: 0187.784017

martedì 18 agosto 2009

PORTOVENERE sabato 22 agosto dalle ore 21- INSTALLAZIONE INTERATTIVA DI SILVIO COMBI

A.C. BACKSTAGE/XLABFACTORY- PARCO NATURALE REGIONALE DI PORTOVENERE

SABATO 22 AGOSTO
PORTOVENERE-Piazzale San Pietro dalle ore 21

VARI'AZIONI-UMORI MARINI
INSTALLAZIONE AMBIENTALE VIDEO-INTERATTIVA DI SILVIO COMBI


Silvio Combi - Genius loci da 20eventi.


Un’opera interattiva di SILVIO COMBI per celebrare il mare e l’Arcipelago di Portovenere; nasce da un binomio vincente tra XLABFACTORY (che ha realizzato l’evento multimediale in Arsenale per la Festa della Marineria) e a.c. Backstage (promotrice di Genius loci events-Palmaria,2008) collegato con UNA PISCINA NATURALE del PARCO Marino di PORTOVENERE.

Curatrici dell’evento: FRANCESCA VALERIA SOMMOVIGO E ANNA MARIA MONTEVERDIche da qualche tempo firmano insieme manifestazioni d’arte contemporanea (recentemente MALASPINARTE al Castello di MASSA).



L’artista selezionato è il giovane creativo Silvio Combi, 25 anni, diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte che ha proposto un originale lavoro interattivo “site specific” dal titoloVari’azioni-Umori marini . Il paesaggio di Portovenere e dell’Arcipelago viene esposto nel Piazzale di San Pietro in forma di centinaia di microeventi video sensibili al passaggio, al movimento, al rumore del pubblico grazie a un sistema di sensori che attivano un sistema audio- video interattivo. Ispirato all’installazione “Mediterraneo” di Studio Azzurro, Vari’azioni gioca sul cambio di prospettiva, sui giochi di luce e su una narrazione audio video involontaria che unisce l’aspetto ambientale e naturale con quello tecnologico. Concepisce le installazioni video come ambienti in cui lo spettatore interagisce; i suoni e le immagini creano un effetto multisensoriale che coinvolge emotivamente e l'opera viene percepita come una rifrazione in cui potersi perdere.

Presente con una propria installazione al 14° festival Internazionale d’Art Video di Casablanca (2007) Silvio Combi nello stesso anno espone l’opera interattiva che gli dà maggiore visibilità: PAROLE FLUTTUANTI ed è selezionato alla competizione internazionale di arti digitali Les e.magiciens-Valenciennes-Francia. L’opera viene poi ospitata in contesti di altissimo livello artistico come LIBEROLIBROd’ARTISTALIBERo, quarta edizione biennale del LIBRO d’ARTISTA a cura di Giorgio Maffei e Emanuele De Donno. La mostra ripetuta anche a Catania, Modena, prevedeva l’esposizione di oltre 150 artisti tra cui WARHOL, Boetti, Vaccari, Fabio Mauri, Cattelan, Beuys. Artista selezionato per l’esposizione collettiva 20Eventi Sabina-ROMA 2009, crea GENIUS LOCI una suggestiva opera ambientale ispirata alla frase di Serlio in commento all’Eneide. Vincitore della borsa per la residenza artistica manUfatto in sitU 3 2009 Parco per l'Arte in Cancelli di Foligno (2009) per la realizzazione di un’opera site specific guidata dall'artista cubana Tania Bruguera.


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