domenica 2 novembre 2008

sabato 25 ottobre 2008

HOTEL PRO FORMA


HOTEL PRO FORMA: PER UN TEATRO SPAZIO-SUONO

-INTERVISTA A RALF RICHARDT STRØBECH.

Di Anna Maria Monteverdi

Hotel Pro Forma è tra le più note compagnie artistiche internazionali che lavorano con le tecnologie; sono danesi e realizzano installazioni, ambientazioni e spazializzazioni audio-visive, concerti di musica operistica o elettronica oltre che spettacoli e performance per spazi non convenzionali, per musei o per “black box theatre”. L’elemento luministico e visivo dominante, l’attenzione per un’architettura scenica rigorosa e geometrica e un suono 3D espanso nell’ambiente, le immagini video ad alta definizione e le animazioni contraddistinguono i lavori della compagnia creata nel 1985 dall’architetto Kirsten Dehlholm (1945) e attualmente diretta dal giovane RALF RICHARDT STRØBECH (1973).

Le produzioni di Hotel Pro Forma (il cui motto è “Performance art as an investigation of the world”) sono altamente evocative, giocano sulla percezione visiva e uditiva grazie a una complessa progettazione che prevede una stretta collaborazione tra le arti e i media digitali con un’attenzione speciale per lo spazio architettonico e il suono. Il risultato esteticamente parlando, è per certi aspetti molto simile al mondo teatrale di Robert Wilson dove, come è noto, sono proprio la luce e il suono a creare lo spazio della rappresentazione. Come amano dire, Space is co-player. Every production is a new experiment and contains a double staging: contents and space.

Informazioni sulla ricerca danese nell’ambito delle arti visive, performative, letterarie e musicali, sui Festival e sui teatri sono rintracciabili su http://www.danisharts.info, sito dell’Agenzia Internazionale delle Arti Danesi dove è possibile trovare anche un’ampia scheda su Hotel Pro Forma. Operation: Orfeo (1993) una riproposta del genere operistico con musiche di John Cage, Danish Bo Holten e Willibald Gluck, è una delle produzioni di maggior successo a livello internazionale ancora oggi in repertorio, composta da potenti quadri visivo-sonori. http://www.youtube.com/watch?v=0djxO9WyJ4w

Theremin (2004) è basata sulla storia del fisico e inventore del primo strumento elettro-acustico Leon Theremin (1896-1993). Site Seeing Zoom (2001) è realizzato in collaborazione con il collettivo digitale Crosscross.Only Appear To Be Dead (2005) ispirata alla biografia di Hans Christian Andersen (arrivato anche in Italia, alla Biennale di Venezia), commissionato dal governo danese (come per Lepage) e prevedeva un coro a cappella di 14 voci del Coro Nazionale Danese e immagini video. Algebra of Place (2006) si compone di 11 scene da un immaginario Hotel mediorientale.

Ultima creazione in ordine di tempo di Hotel pro Forma è Relief, spettacolo inaugurato a Copenhagen nel maggio 2008 diretto da RALF RICHARDT STRØBECH basato su un tema suggestivo e su una biografia reale. Si parla del momento della vita in cui ognuno di noi si confronta con le proprie aspirazioni ideali e decide di “spiccare il volo”, come farfalle uscite dal bozzolo; il tutto confrontato narrativamente sia con la biografia di Vladimir Nabokov, scienziato russo (specialista nello studio dell’entomologia: nel 1940 gli fu affidato l'incarico di organizzare la collezione di farfalle al Museo di Zoologia Comparata dell’Università di Harvard) che visse in Crimea dal 1916 al 1919 e poi decise di partire per l’Europa e abbandonare la carriera di scienziato per quella di letterato, sia con la condizione di mutazione geopolitica dell’attuale Ucraina. Questo tema della trasformazione ha così una triplice implicazione insieme umana, geografica e scientifica, tutte metaforicamente unite dall’immagine dell’olometabolia degli insetti, dei coleotteri ovvero dal passaggio metamorfico attraverso i vari stadi larvali. La storia dell’Ucraina è raccontata attraverso interviste degli abitanti dell’area multiculturale di Odessa e da immagini di repertorio, la storia di Nabokov è raccontata attraverso passaggi dai suoi famosi diari http://www.youtube.com/watch?v=_snIxP7qTbo






Come chiariscono le note di sala, tutto ruota intorno al tema che dà il titolo allo spettacolo, Relief:

“Relief is the moment when the figure breaks free of the flat surface and gains its own independent life. When we decide who we want to be. When geological contours are divided and become countries”.

Lo spettacolo si compone di tre diversi spazi: la strada (con le interviste in video a studenti e attivisti radunati a Odessa), lo studio di Nabokov, soffocante prigionia-cubo da cui il personaggio Nabokov vuole evadere, e il palcoscenico, luogo di liberazione. Relief è scenicamente parlando, l’intersezione tra spazio e immagine. E’ la soglia di percezione. E’ la soglia realtà/finzione, l'ambigua duplicità della realtà di cui parla anche Nabokov nei suoi romanzi (Ada o ardore, 1969). In questo ambiente tecnologico, evocative luci liquide, blu, verdi, gialle, rosa, lilla trasformano la scena fatta solo di uno schermo traslucido che ospita immagini video, animazioni, forme in trasformazione, reportage. Il film prevale talvolta sullo spettacolo, un film di immagini catturate dalla macchina in corsa, paesaggi della terra ucraina, invernali, tempestosi. La liberazione è l’uscita dal cubo, dal bozzolo, dai confini: “Voglio rimuovere i confini. Puoi mettere dei confini all’aria? Puoi dire che questa è aria russa e quella una nuvola tedesca? O quello un cielo ucraino?”.

La condizione di immersività e di suggestione sin estetica (la sinestesia era il disturbo di cui soffriva lo stesso Nabokov che associava colori particolari a determinate lettere) nel tema proposto è ottenuta grazie al suono dissociato, multidimensionale, distribuito in un campo sonoro binaurale con un mixaggio sapiente di dialoghi, frasi e rumori di strada, restituito allo spettatore da speciali cuffie "in-ear". Più che dalla narrazione tradizionale e da una trama, il tema è suggerito da flash visivi e sonori: “The subconscious registers much more quickly than the conscious. I use the performance to delve beneath the conscious into pure sensation. The body remembers. One spectator said: I did not understand it, but I have never forgotten it. So what is this all about? It’s about the art of knowledge.”
(Kirsten Dehlholm)

E’ ancora in cantiere ma sarà inaugurato nell’autunno 2009 lo spettacolo Tomorrow in a year dedicato a Charles Darwin, per celebrare i 150 anni dalla pubblicazione del volume “L’origine della specie” esplorando ancora le intersezioni tra arte e scienza. In collaborazione con il gruppo svedese The Knife, la performance dovrebbe, nelle intenzioni degli autori diventare una composizione musicale e visuale a descrivere l’evoluzione della specie. Le coreografie saranno di Hiroaki Umeda

www.hotelproforma.dk

ANNA MARIA MONTEVERDI: Which is your personal artistic background and the theatrical and aesthetic models that influenced you and when you decided to be a part of the group?

RALF RICHARDT STRØBECH. Kirsten Dehlholm founded Hotel Pro Forma in 1985, I have been with HPF since I graduated from the Royal Academy of Fine Arts, School of Architecture, in Copenhagen. That will soon be five years since.

Back in the 90s, I worked briefly as an opera singer, and was in that way connected to the performance Operation: Orfeo, that toured already back then. Some years ago I was appointed artistic director, working closely with Kirsten on conceptualizing and directing the pieces, working also with stage design.

I have always been drawn to aesthetics that relied more on structure, texture and space than on psychological narrative, since I believe that it is better to make room for multiple emotions and comprehensions than to project them specifically. The somewhat abstract narration that exists in architecture is actually also my ideal in theatre.

ANNA MARIA MONTEVERDI: In your productions with Hotel Pro Forma theatre, film, video, light, music, images are conciliated in an ideal unicum dramaturgy; how do you project this type of multimedia performance: beginning from a previous text or mixing all your sources creating a performance text after the rehearsals only?

RALF RICHARDT STRØBECH: Each performance has a different point of departure, or rather points of departure. It could be an existing text or fragment, a social condition, an existing space, a technology, a philosophical theme, or even a person. Sometimes combining two or more seemingly detached points of departure creates a space for navigation that is very productive. In the special case of the Relief-performance it was geopolitical and cultural changes in Eastern Europe that created the point of departure, but this was quickly combined with texts by Vladimir Nabokov and binaural (3D) audio technique to provide the right balance of supporting and contradictory elements to create a multilayered performance.

You are quite right in saying that the actual goal of the performances is to create exactly this unicum dramaturgy of separate elements. The finished piece tries to strike a balance between internal logic and external representation. A sort of world-building with opinions.

ANNA MARIA MONTEVERDI: Could you tell about the steps of a digital creation according to Hotel Pro Forma? And is there a single language which has more importance than the others?

RALF RICHARDT STRØBECH. Creating art in digital media very often is a problem of creating enough information to refer to external reality. Relief works with two kinds of digital creation, audio based and visual. In both cases the goal is to investigate the informational relief between the artificially created and the passively recorded.

Consider being in a street full of urban noise with your eyes closed. There would be a tremendous amount of information, cars, people talking, wind, animals, brooming of fallen leaves and putting up tables outside cafés. There would also be a fundamental acoustic situation that somehow portrayed the configuration of surrounding buildings as well as materials and even the position of the person listening. Normally your perception sorts out this chaos and points you to hear what you need to hear the most, e.g. to avoid being hit by a car or to spot your friend in the crowd. When you record reality to use in a performance, you need to do the cleaning up of reality in order to make the spectator hear something specific/intended. Now, creating this situation digitally from scratch is somehow the reversed situation. How do you get enough information into the rendering to make it reveal something other than its construction? How and what to put into the “image” to make it communicate what you want, perhaps even to approach itself to a “realistic” or multifaceted representation? This is really the subject matter of relief, exploring the gap between the recorded and the created, between too much and too little. In the case of visuals, I try to de-animate video, and to animate still photos, trying to see what happens to representation of reality as they approach.

ANNA MARIA MONTEVERDI: In Italy the digital performance as a genre is considered not so positive, too much “alternative”, nearer to visual arts than the theatre, so that the official theatres schedule very few digital projects. Is it that way also in Denmark?

RALF RICHARDT STRØBECH: It is very unfortunate that the distinction between visual arts and theatre is stressed so much, really it is to the benefit of no one. It would be much better if artists made pieces that drew on the means accessible - in the right way, at the right time, and for the right reasons. Unfortunately production realities, theatre profiles and audience expectations do not support this way of thinking, most people like to have an idea about what they will get before going to see something, also in Denmark. But it would be much better for everyone if we could gradually develop a broader attitude toward experiments and curiosity, going to the theatre to wonder and think together in the meeting between the artists and the audience through the performance.

ANNA MARIA MONTEVERDI: In Denmark does it exist a centre or a place for artistic researches in interactive media applied to the Theatre and doesn’t it exist any festival dedicated to them?

RALF RICHARDT STRØBECH: As far as I know, there is no such place in Denmark. But it is very possible to work in mixed media on more traditional venues, and it is definitely possible on some of the open stages that exist. And it is not looked on as too “alternative” as such, but it definitely isn’t part of the mainstream either.

ANNA MARIA MONTEVERDI: Which are the most important examples of international digital performance group, near to your artistic experience?

RALF RICHARDT STRØBECH: I have really tried to figure out what to answer to this question, and I can’t really make my mind up. Naming any one group or person would somehow point in a direction, indicating the future of digital performance in general. But I really believe that the future lies in individual experiments, not connected with style and tradition or any one practitioner. Around the world, interesting things are going on, this is a field still very much in progress. Still, with this in mind, I could mention the Croatian group BADco whom I have met and seen on various festivals around Europe, and the Italian group Ortographe. I don’t know whether their work can be classified as digital performance as such, but it is certainly extremely interesting and points toward the future even if it does it with and through the past. Another extremely interesting artist is Tony Dove, based in New York, who really does an amazing job pushing the limitations of interaction in narration. But in every work of art, if done with sufficient care, love and brains, there will be something to investigate further and to fertilize your own imagination. Canonical answers just make everybody stare in the same direction, thus missing what is behind them.

ANNA MARIA MONTEVERDI: In a first glance some of your shows are similar as a structure to some of the best theatre pieces by Bob Wilson: as a matter of fact also in your works lights and images (and sounds) make the space and also Wilson began in architecture. Is it correct this parallelism? Which is the relationship between theatre and architecture in your show?

RALF RICHARDT STRØBECH: Architecture is the most important art form. It shapes our entire understanding of the world by giving us a space from which to look back onto the world. It is in this sense that the performances are architectural, they provide a platform for understanding much bigger issues. Understanding theatre as a form of architecture also liberates me from the linear dramaturgy of the progressive narrative, it is no longer a corridor with rooms on the side, but rather a free-flowing movement through inter-connecting spaces of meaning and ambience. Architecture is structured liberty, perhaps Robert Wilson would agree on this.

ANNA MARIA MONTEVERDI: Steve Dixon speaks about Augmented Stage for describing multimedia theatre. Is it correct as definition?

RALF RICHARDT STRØBECH: Unfortunately, I don’t know his theory, but the term Augmented Stage certainly sounds intriguing. The use of other media allows for different connotations altogether, new and old traditions are brought to the table. It means new possibilities for contextualizing, expanding the on stage as well as the off stage, and allows for treating time and space with more freedom and plasticity.

ANNA MARIA MONTEVERDI: How the rules of the director and the function of the actor and of the collaborators (and also of the audience) are changing in this new forms of theatre? Is it right to affirm that in a digital perspective the theatre is becoming more and more a collective creation?

RALF RICHARDT STRØBECH: Actually, I don’t think that the role of the director changes very much. Directing is a very personal matter, so how it is done is not depending on the used media so much as it is defined by the personal style and the subject matter at hand. Since using digital media is very often a very slow process (just think of the painstakingly slow business of frame by frame animation!), it involves “directing” the collaborators more in the pre-production, requiring a more defined idea to begin with, so as to not waste too much time as the deadlines approach. Digital art forms as a rule do not lend themselves easily to improvisation, at least not in my experience. Much effort is put into the technical aspects of the production, to make live feeds have an acceptable resolution, edited material to have the right relationships to the performance as a whole, and so on. The risk is, of course, that the performers slide to the background in this technical mayhem. The fact is, that no matter how much expression new media can bring to the stage, the performer almost inevitably provides the point of entry for the spectator, since identification with a person is so much easier than identification with, say, a vacuum cleaner.

As to the collectiveness of the digital performance, it really depends on how much technology you know yourself. If you know nothing of the possibilities at hand, you are clearly at the mercy / in the good hands of the person actually executing the required task, which can be a bad or a good thing respectively. The amount of collectivity has almost nothing to do with the medias used, it is only connected to the creative process and to how well you know and trust your team.

ANNA MARIA MONTEVERDI: Which is the relationship between your works as installations and the theatre pieces? The spectator is involved in the work in the same way?

RALF RICHARDT STRØBECH: The most fantastic thing the classical theatre has brought the world, is to engage the audience emotionally in an almost unbelievable way, just think of the excruciating agony in Romeo and Juliet, the exuberant joy in The Tempest, the fathomless hopelessness in Uncle Vanya. The best thing brought by installation as an art form is the wonderful sensation of almost, but not quite, grasping the fundamental truths of the world with a side effect of incomprehensible beauty. The first relies on leading the spectator through a successive series of events, the latter on setting the spectator free to form his or her own quasi-narrative. Of course I am nowhere near obtaining those two things at the same time, but it actually is what I am striving for, the artistic drive, that make me want to make the next piece, always. It may sound impossible, beside the point, or pompous even, but I think it is good to have goals that are hard to reach.

ANNA MARIA MONTEVERDI: ”Relief” has three variations inside around a powerful central concept: it could be translated as: a)the human metamorphosis due to a personal choice b)the scientific sense c)the geopolitic sense. In all of these three meanings the figure of Nabokov is like a conjunction, a symbolic metaphora such as Ukraina. Could you express the starting point of the work? Do you consider it a politic work?

RALF RICHARDT STRØBECH: First came the ambition to make a piece about the geopolitical/cultural changes that happen in the active zones around the edges of well-defined entities (Europe/Russia). This was broadened to the abstract concept of the relief that of course has the somewhat disturbing dual meaning of something in-between and something clarified. Nabokov intuitively became a good friend in this field, since he, as you rightly put it, functions as a conjunction, he is an entity that functions well in these overlapping fields of sense, riding comfortably the agitated space between and on the dual concepts of reality/fiction, science/art, east/west, and belonging/annihilation. He seemed to provide a position where these pairs of concepts were no longer mutually exclusive, but rather different aspects of the same preoccupation. It is a political work because it is subjective, trying to develop an attitude on big issues, not because it tries to transmit a fixed message. In the end it is still up to the individual spectator to form his or her own opinion.

ANNA MARIA MONTEVERDI: In Relief you used 3D animation, historical images from the archives and interviews from the street and the actor as human being (the character Nabokov). Is it for making clear the different degrees of reality, the duality between reality/fiction? Do you think, in this case that the meaning is clear enough to the audience?

RALF RICHARDT STRØBECH: We tend to consider Film more real then Drawing. History more real than Anecdote. Passers by in the street more real than Actors, even though this is not necessarily so. Everything is real, you can only argue for a gradual relation to referential objectivity. So what you consider real is a matter of personal opinion. My hope was to make people see the reality of this, if not in an intellectual sense, then hopefully on a more subconscious level. I certainly don’t think that this meaning is clear to the audience, I rather think, that what they previously thought was objectively real is now a little bit more obscure.

ANNA MARIA MONTEVERDI: In the notes you speak about the importance of different levels of perception and during the show you used 3d sound, headphones for audience, and sophisticated audio-video systems. Is the “immersivity” through all the senses the real objective of the show?

If I drop a glass to the floor in front of you, you see the glass break and hear the breaking sound simultaneously. If you see the same thing on film, I can make the two cognitive inputs break apart, thus clarifying the artificiality of the media. It is difficult, if not impossible, to not think that either the visual or the acoustic input is the true happening and that the other is either too early or too late. Which event you consider true is highly individual. I split up sound and image to play with one of the most basic relief phenomena, that of similarity between visual and acoustic information. As the play moves on, the audience in general hopefully gives up comparing the two information and become immersed in the collected sensory information available. This is a clear objective, give up thinking and start sensing, but it is not the purpose of the piece, just another way to construct it.

ANNA MARIA MONTEVERDI: Hotel Pro Forma made a show about Andersen, also Robert Lepage did it and also Lepage was inspired by a biographical episode not so known, like you. Did you see this Lepage’s work? What is your opinion?

RALF RICHARDT STRØBECH. I did see it, yes, and I also rather liked it, it was very playful and imaginative. Using Andersen is just as much a pretext, for Lepage as well as for us, a kind of giant McGuffin to access other areas of interest such as narration, theatre and imagination in the case of Robert Lepage, and individuality, travel, and imagination in the case of our production.

ANNA MARIA MONTEVERDI: The digital performance will substitute the traditional theatre?????

RALF RICHARDT STRØBECH. I hope not! but I guess that the distinction will gradually diminish as traditional theatre will incorporate more and more technology, and, hopefully, digital performance will stop distinguishing itself so much from the classical, as I mentioned before there is merit in both fields. It is important that we learn from each other instead of creating artificial and fruitless wars.

sabato 18 ottobre 2008

Andrea Balzola e la drammaturgia multimediale

ANDREA BALZOLA:
DRAMMATURGIA MULTIMEDIALE

Txt: Annamaria Monteverdi

Si parla spesso di nuova scena tecnologica, di artisti-interpreti che utilizzano in scena software sofisticati per una gestione live di immagini e suoni e di sistemi interattivi ma non si parla mai degli artefici di quella nuova drammaturgia che si sta configurando all'orizzonte trasformata proprio dai nuovi sistemi informatici e che Hans Thies Lehmann definisce “postdrammatica”.

Apripista assoluto e sperimentatore in Italia in questo versante della scrittura teatrale è Andrea Balzola, teorico dei nuovi media, critico, drammaturgo e sceneggiatore. Esce in questi giorni: "Una drammaturgia multimediale. Testi e immagini per un nuovo teatro" per Editoria & Spettacolo, l'antologia dei suoi lavori scritti proprio per quel teatro che usa i nuovi media in un'insolita e intrigante veste editoriale costituita non solo da testi ma da un ricco intreccio di immagini, parole, dialoghi, disegni a ricordare gli allestimenti multimediali con video, animazioni, pitture, grafìe di ogni genere. Immagini dunque integrate nel testo in forma di story-board visivi e foto-documentazioni a raccontarne anche la scrittura scenica.

Autore eclettico e versatile, docente di “Drammaturgia multimediale” e “Culture digitali” all'Accademia di belle arti di Brera a Milano, ha collaborato con Memé Perlini, storico regista teatrale e cinematografico dell'avanguardia romana, con Luca Ronconi (realizzando tra l'altro sul suo lavoro, due documentari video) e con l'attrice Marisa Fabbri (per la quale ha scritto il testo Democrazia_Lia e Rachele e ha riadattato Il dolore della Duras). E' stato autore dei testi e della sceneggiatura (in collaborazione con R.Pesce) del fumetto "La Fattoria degli anormali" disegnato da Onofrio Catacchio (2006). Dal 2004 ha iniziato una collaborazione drammaturgica con la regista Alessandra Panelli e l'associazione romana “Diverse Abilità”, che lavora nelle Asl con i soggetti con disagio mentale, creando con essi la compagnia teatrale integrata “I Gulliver”. Con questi ha portato in scena nel 2004 I viaggi di Gulliver e nel 2006 L'isola che c'è. viaggio dentro il laurentino 38 ” (documentario e spettacolo teatrale), prossimamente edito in dvd da Lucky Red. Ha scritto con Franco Prono La nuova scena elettronica, uno dei primi libri sulla storicizzazione del fenomeno video teatrale e con Anna Monteverdi Le arti multimediali digitali (Garzanti).

La collaborazione con artisti visivi e sonori del calibro di Theo Eshetu, Francesca Della Monica, Mauro Lupone, Giacomo Verde (per i quali ha realizzato l'ipertesto narrativo Storie mandaliche - diventato poi nella versione interattiva con la Della Monica, "Racconti del mandala"), Tullio Brunone (con cui sta lavorando all'allestimento de "Le voci del vulcano"), Studio azzurro (per il quale ha realizzato la drammaturgia dello spettacolo interattivo "Galileo all'inferno", 2008) lo ha portato a definire una drammaturgia originalissima fatta di simb iosi/innesti/migrazioni tra linguaggi e codici e che prevede geneticamente la tecnologia: dal video alle animazioni in Flash alla grafica 3D alle interazioni audio-video.

"Storie mandaliche" è stato un progetto unico nel suo genere: dal punto di vista della scrittura Balzola ha di fatto inventato alla fine degli anni Novanta il primo ipertesto drammaturgico italiano che ha assunto forme intermediali diverse nel corso degli anni, tutte implicite nel progetto drammaturgico: session musicale, versione internet, tecno-recitar cantando. Così si creano e si ricreano all'infinito le condizioni ideali per una macchina tecnologica intesa come maschera teatrale : maschera che non inguaina materialmente chi la indossa ma le fa assumere mille sembianze diverse facendone uscire lo stato metamorfico interiore.

Lo spettacolo "Galileo all'inferno", nato dalla collaborazione artistica tra il Balletto dell'Open Haus di Norimberga e Studio Azzurro di Milano e prodotto in una nuova versione per il teatro degli Arcimboldi con le coreografie di Roberto Castello, si ispira a un sorprendente tentativo da parte di Galileo di coniugare il rigore matematico con l'immaginazione poetica e artistica. Come scrive Andrea Balzola nelle Due lezioni all'Accademia fiorentina circa la figura, sito e grandezza dell'Inferno di Dante , del 1588, il fondatore del metodo sperimentale e della scienza moderna, ripercorre passo per passo il viaggio dantesco all'Inferno cercando, sulla base dei “divini” versi, di dare una descrizione razionale, matematica e geometrica dei gironi infernali e dei demoni che li abitano, calcolando misure e proporzioni di quei luoghi, dei giganti e infine dello stesso Lucifero. Così lo scienziato inaugura un'inedita dialettica tra scienza e fantasia, tra tecnica ed arte, tra matematica e poesia.

Lo spettacolo prende spunto da questo intreccio tra arte e scienza per realizzare un viaggio simbolico con i linguaggi contemporanei della danza e delle immagini interattive. La scena è concepita come un organismo metamorfico, dove, in un progressivo passaggio tra macrocosmo e microcosmo, i corpi dei danzatori sono come emanazioni del pensiero di Galileo e interagiscono con le videoproiezioni, disegnando una “cosmogonia antropomorfa”. L'uso dei dispositivi interattivi, oltre a proporre un uso drammaturgico e non puramente visuale della multimedialità, consente ai danzatori di trasformare la scena in tempo reale con i loro movimenti, superando la tradizionale separazione tra corpo e scenografia, e si connette profondamente col principio di Galileo di una tecnologia che può estendere la dimensione percettiva dell'uomo, addirittura fino al punto di misurare un luogo “fantastico” e puramente immaginario come l'inferno di Dante”.

"La fattoria degli anormali" (di cui DigiMag ha diffusamente parlato nell'ormai lontanissimo Numero 08 dell'Ottobre 2005: http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=232) nasce come un'ironica quanto spietata critica alla spregiudicatezza della scienza-spettacolo, ed è stato ideata da Balzola insieme agli autori coinvolti, come un progetto crossmediale che doveva dar vita a svariati prodotti artistici allo stesso tempo autonomi e interdipendenti: fumetto, video digitale con animazioni in grafica 3D, piattaforma informativa e creativa web, spettacolo tecnologico. Punto di contatto è stata proprio la scrittura teatrale, mutante nella sua essenza più profonda, concepita per avere caratteristiche simili quanto più possibile a quel mondo biologico che stava esplorando e per imitarne i processi vitali. Balzola con Fattoria ci propone indirettamente il principio fondante e il modello per una nuova drammaturgia multimediale: così come i geni apparentemente indipendenti operano come una rete che ne connette le funzioni -interagiscono tra di loro e con l'organismo a cui appartengono- così oggi il rapporto tra i media e teatro una volta concepito quest'ultimo come un nuovo ambiente evolutivo, deve riconfigurarsi non più sulla base delle loro singolarità e specificità, ma sulle modalità con cui essi si relazionano. Scrittura dunque come organismo biologico

Ultima fatica di Balzola che vedrà la luce nell'estate 2009 in collaborazione con la compagnia Verdastro-Della Monica e XLAB è "Le voci del vulcano(La torre di Hoelderlin)", ispirato agli ultimi anni di vita del poeta Friedrich Hoelderlin. Si tratta di u no spettacolo interattivo che unisce le arti visive, la musica, la poesia, il teatro e il video per raccontare in forma poetico-simbolica gli ultimi trentasette anni di vita del grande poeta tedesco, segnati da una misteriosa follia e dalla rinuncia al mondo, trascorsi in una torre a Tubingen, in seguito alla morte della sua amata e a un traumatico ricovero in manicomio che lo emargina completamente dal mondo intellettuale, artistico e sociale dell'epoca, di cui era stato uno dei più geniali protagonisti. Protagonisti sono Francesca Della Monica e Massimo Verdastro, molto noti nel panorama del teatro di ricerca italiano. Cuore del progetto interattivo è il software Fidelio realizzato dal programmatore Norberto Serana per Studio Azzurro e Tullio Brunone, evoluzione di Eyes Web.

Annamaria Monteverdi: Nei tuoi lavori la scrittura è sempre stata concepita contestualmente al progetto di allestimento multimediale: in cosa consiste esattamente questa nuova drammaturgia?

Andrea Balzola: Consiste nel concepire la scrittura teatrale come una partitura multimediale, integrando il testo, la parola, fin dal primo momento, con il contesto pluringuistico offerto dalle nuove tecnologie: proiezioni video, interattività visiva e sonora. Il testo così non nasce prima della messinscena, ma all'interno di un progetto di messinscena multimediale. Come è stato il caso di Galileo all'Inferno , dove c'è stato con Paolo Rosa un lavoro simbiotico di drammaturgia testuale e visiva, mentre io scrivevo ed elaboravo i testi, lui disegnava gli story-board dello spettacolo (con tutte le parti interattive), parola e immagine si modulavano a vicenda. Nel libro abbiamo cercato di riprodurre questo modo inedito di costruire la drammaturgia.

Annamaria Monteverdi: Puoi descrivere una tipica sessione di lavoro teatrale multimediale, dalla scrittura drammaturgica all'allestimento in riferimento ai tuoi ultimi lavori?

Andrea Balzola: Ne "I Racconti del Mandala", io ho costruito una struttura drammaturgica e ho rielaborato l'ipertesto di 7 storie che avevo creato per la precedente versione dello spettacolo ("Storie Mandaliche", con Giacomo Verde) , poi ho messo a punto questa struttura con Mauro Lupone, musicista e curatore del nuovo allestimento, proponendo a lui, all'interprete Francesca Della Monica e all'autore delle immagini video Theo Eshetu, una prima versione del copione. Dalla loro lettura sono emerse indicazioni ed esigenze di tagli, modifiche, integrazioni. Poi, dopo una seconda stesura del copione che accoglieva queste indicazioni, abbiamo cominciato a costruire lo spettacolo s eq uenza (visiva e sonora) per s eq uenza, limando ogni frase in funzione del ritmo complessivo.

Quando si lavora su una confluenza di diversi linguaggi bisogna saper creare un delicato eq uilibrio tra i contributi di ciascuno, e questo è un lavoro di coautorialità che richiede molto rispetto e stima tra i collaboratori, evitando la tradizione dell'artefice unico, narcisista e accentratore. La personalità più forte non è quella che cerca di schiacciare quella degli altri, ma quella che afferma se stessa all'interno di una relazione basata sull'ascolto e sulla reciprocità.

Annamaria Monteverdi: E' chiara la difficoltà che gli artisti teatrali che usano media incontrano per trovare risorse economiche per le produzioni e per le residenze: è lo spettro della tecnologia a far paura o la convinzione generalizzata che la sperimentazione teatrale non passa attraverso le tecnologie?

Andrea Balzola: Queste difficoltà, che crescono nel tempo invece di diminuire, sono il segno di una pesante arretratezza culturale italiana, dove un'intera generazione di critici e studiosi teatrali rifiuta o snobba a priori quell'ambito della ricerca teatrale che fa uso di nuove tecnologie, mentre gli spazi istituzionali (come i Teatri Stabili o Comunali) o i grandi festival dedicano uno spazio limitatissimo e sempre marginale alla nuova drammaturgia multimediale, sia per i costi lievemente superiori dovuti alle attrezzature necessarie (ma non è possibile mettere sullo stesso piano spettacoli di narratori con una sedia e complesse macchine tecnologiche con tecnici) sia per paura che la macchina tecnologica “contamini” la purezza del teatro tradizionale e spaventi il pubblico. Basterebbe guardarsi un po' intorno, oltre confine, per accorgersi che proprio dall'incontro tra il teatro, la danza e l'innovazione tecnologica stanno nascendo nuove e interessantissime forme di spettacolo, anche per il grande pubblico.

www.andreabalzola.it/

sabato 20 settembre 2008


La cultura è inutile (alla Spezia)



Oggi occuparsi di cultura costa molto e paga poco o nulla. Come un agricoltore che da anni lavora per arare la terra che da anni semina e non ha mai un raccolto. In città è entrato da tempo in crisi anche quel rapporto dialettico, in decenni passati vitalmente polemico (ricordiamo ancora un vivace scontro “generazionale” tra Gianluca Lerici “Bad Trip” e Sergio Fregoso all’Officina di Jacopo Benassi). Niente più dibattito estetico, culturale, etico-politico. Il modello dell’imprenditore culturale ha sconfitto quello dell’operatore che agiva unicamente avendo a cuore la crescita della comunità. Si è così progressivamente soffocato l’humus culturale che nasce e cresce in un habitat favorito dalla libertà, dalla curiosità, dallo scambio anche polemico, dal contatto diretto con le realtà sociali, con le tensioni e le contraddizioni della città reale. Sovrapponendovi una Rete, sicuramente più efficiente ma sedativa, di centri di potere, grandi e piccoli, ognuno occupato da un clan e dalla sua dinastia, ancorati con gli artigli ai loro orticelli secondo una logica di enclave preoccupata solo del proprio interesse privato. Il valore dei progetti è spesso un insignificante dettaglio, e ai fini di un’azione di successo e di finanziamento pubblico, contano molto di più le aderenze politiche e la famiglia. Noi sosteniamo che la responsabilità, la correttezza, l’autodisciplina, l’etica (a volte basterebbe anche solo la decenza) da parte di chi amministra la cosa pubblica dovrebbero correre di pari passo con la ricerca della qualità e della professionalità, con la trasparenza e con il controllo dei risultati. Un sistema che tende a giustificare certi meccanismi e a sostenere anziché osteggiare i privilegi, è un sistema malato. Purtroppo l’uguaglianza di opportunità, non è mai contemplata e il “chi ti manda” appartiene al regolamento “non scritto”: è “ciò che tutto move per l’universo, penetra e risplende” avrebbe detto Dante.

Se questa è la logica, che non riesce però a spegnere definitivamente lo spirito avventuroso di chi è affetto dal recidivo morbo della ricerca, quegli osservatori, studiosi, ricercatori, artefici di un’idea alternativa di cultura in costante contrattazione di spazi, di fondi e di piccole aree mediatiche, si capisce come non ci sia ascolto possibile nemmeno per le denunce indignate verso la logica delle spartizioni di potere e di fondi. Non c’è più la capacità di scandalizzarsi, i pochissimi che lo fanno vengono considerati dei “fanatici rompicoglioni”, e la moralità è diventata una parola vuota che non corrisponde più a comportamenti e reazioni effettive. Crediamo che nella politica sia necessario ripartire dalle molteplici esperienze concrete sul territorio, dal lavoro tenace e costruttivo dell’associazionismo e di molto volontariato, dall’impegno di molti onesti amministratori locali, crediamo che nella cultura sia necessario da una parte continuare a monitorare e mettere in relazione le “buone pratiche”, magari arrivando a un’elaborazione di modelli alternativi di organizzazione e produzione culturale condivisa, e dall’altra parte avviare un processo di “purificazione morale” (termine che farà ridere alcuni e spaventerà altri, ma non riusciamo a trovarne uno migliore).

La malsana tendenza al “grosso evento “mordi e fuggi” in città totalmente sradicato dal contesto e dalla memoria dei nostri luoghi, come ha dimostrato la stagione estiva e come abbiamo sentore da alcune anticipazioni autunnali, sta riducendo la cultura sempre più a un passaggio marginale, anziché rappresentare come dovrebbe, la risposta infungibile a una molteplicità di bisogni individuali e sociali. Nessuna continuità nelle proposte, scarsa promozione, nessuna efficiente pianificazione culturale, progetti piovuti dall’esterno spesso di basso profilo senza la minima partecipazione della comunità, nessuna produzione partita dalla memoria del luogo, dal suo genius loci, dalle reali esigenze locali, minima attenzione ai linguaggi giovanili, nulla verso la formazione sui nuovi linguaggi della contemporaneità tecnologica.

La sensazione che si ha è che a fronte di questo sconfortante quadro, domini una generale stanchezza, perdita di entusiasmo, demotivazione a confrontarsi e a progettare, sfiducia nella possibilità di un cambiamento; molti operatori reagiscono emigrando in cerca di riconoscimento e stima, alcuni vivono nella diffidenza che qualcuno li sostituisca o nell’incubo che i fondi siano “ulteriormente” tagliati, molti temono a criticare lo status quo politico, altri sono esasperati dalle infinite anticamere che devono subire per avere udienza dall’assessore di turno anche dopo anni di valida attività e così la resistenza alla sistematica e silenziosa pratica di eliminazione delle realtà culturali associative e del relativo dibattito civico tende a affievolirsi sempre di più. La palude è ormai troppo estesa e ramificata, stare fuori significa rinunciare a essere rappresentati, starci dentro significa subire continue umiliazioni e delusioni, in ogni caso corrompere, offuscare la propria identità intellettuale ed etica.

C’è da capire se esista realmente la possibilità di un modello culturale alternativo. Come fare in questa malsana aria che tira, per riaffermare il diritto all’esistenza delle piccole associazioni, di quei gruppi che operano non protetti da alcun partito, come fare per suggerire una gestione realmente partecipata della cultura al posto dell’attuale oligarchia? Può forse essere utile fermarsi a riflettere, individualmente e collettivamente, riprendersi lo spazio e il tempo di parlarsi aldilà degli schieramenti e dei clan, ragionare sui contenuti del lavoro culturale nell’attuale contesto, riflettere sulla sua necessità, sul ruolo che nella società come nella nostra comunità, oggi non ha e che invece potrebbe avere, e riacquistare.

XLAB-Associazione culturale. A.Balzola-Anna Monteverdi

giovedì 4 settembre 2008


Massimo Guerra-cittadellaspezia.com

Genius loci eventi, gran finale sabato 6 in Palmaria

Con l'attrice Jole Rosa e la giovane compagnia di danza Arimela


Chiude i battenti con un bilancio più che soddisfacente Genius Loci eventi, la kermesse artistica che ha richiamato nei fine settimana in Palmaria numerosi appassionati attirandosi apprezzamenti e critiche positive. Sabato 6 settembre, dalle ore 21 la Fortezza del mare alla Palmaria sarà pacificamente "invasa" dalla musica, sia da ballo che da ascolto, e dal teatro che incanta: l'attrice Jole Rosa, la giovane compagnia di danza Arimela guidata da Elisabetta Vittoni e Giacomo Merani della Loggia de' banchi per la musica, chiuderanno in bellezza il lungo calendario ricco di eventi curati da Anna Monteverdi e Francesca Sommovigo con “il Backstage café”.
Jole Rosa interpreterà Arianna, la nota figura mitologica greca attraverso i temi che la caratterizzano: amore, passione, abbandono e rinascita. La Fortezza del mare, complice il chiaro di luna, si trasformerà in palcoscenico naturale per la rappresentazione del brano teatrale tratto dall'opera di Pierre Louys "Il crepuscolo delle ninfe", inedita in Italia, tradotta e adattata da Gianluca Pezzino.
La struggente storia d'amore di Arianna, giovane principessa di Creta, e Teseo, eroe ateniese, rivivrà nell'interpretazione di Jole Rosa, nell'accompagnamento musicale dal vivo di Eddy Mattei e Luca Dematheis e nell'allestimento scenico di Mario Sturlese, creato appositamente per il suggestivo sito della Palmaria. Una performance che coinvolgerà gli spettatori in un'esperienza multisensoriale tra i profumi, i colori e i suoni del Mediterraneo.
Jole Rosa vanta un percorso artistico di tutto rispetto legato al teatro contemporaneo di ricerca, con collaborazioni di eccellenza con alcuni protagonisti della stagione aurea dell'avanguardia romana come Memé Perlini. Di recente ha creato per il territorio spezzino ispirati percorsi teatrali e poetici, in cui la parola si incastona magicamente con la bellezza dei panorami scelti come teatri naturali, quali i sentieri e le gallerie che conducono alle Cinque Terre.
“AriMelA in G” è l'acronimo della giovane compagnia di danza spezzina formata da Arianna Moisio, Glenda Sanvenero, Melania Vinci ed Erica Portunato, provenienti dall'esperienza della scuola di danza creativa contemporanea di Elisabetta Vittoni, all’interno dello Studio Danza 82 di Penny Crump. ArimelA in G presenta “5 in sabato”, parte integrante del progetto della Scuola dal titolo Outset, che offre la possibilità agli studenti di partecipare a manifestazioni di alto livello artistico. Saranno guidati in questo studio per la Palmaria, dalla stessa Elisabetta Vittoni coreografa e danzatrice professionista che collabora attivamente con teatri internazionali e che per “Genius loci eventi” presenterà anche un proprio intervento originale.
Il gruppo lavora con l'improvvisazione intorno ad argomenti socio-collettivi contemporanei che spaziano dalla concettualità all'emozione, cercando di andare oltre la mera apparenza della società odierna. A chiusura della serata, l’attivissimo Giacomo Merani con la sua travolgente “RadioLinaLoggiade’Banchi” proporrà un frenetico mix di musiche da ballare fino a tarda notte. La Loggia de’ Banchi Café, ristorante e wine bar che ospita da sei anni musica, arte e iniziative culturali si trasferirà al completo sull'isola.
Per arrivare alla Palmaria si parte alle ore 20.15 con la motonave “Admiral” dal Molo Italia della Spezia (zona Faro). Aperitivo a bordo offerto dal “Backstage Café”. Arrivo ore 21 alla Palmaria e rientro ore 2 con la motonave dal Terrizzo. Costo del biglietto a/r con aperitivo a bordo: 15 euro. L'organizzazione ha previsto alle ore 23 e alle 24 (ultima corsa) imbarchi verso Portovenere dal Terrizzo. A Portovenere l'ultimo autobus per La Spezia è alle ore 00.25.
Info e prenotazione biglietti: tel. 347/5234868 – 347/2351993 – 328/5416581


02/09/2008 22.17.20

Massimo Guerra


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martedì 5 agosto 2008

GENIUS LOCI EVENTI LIVE_PALMARIA ‘08 (SP)

Sez. Per*Forma*Attiva a cura di Francesca Valeria Sommovigo

SABATO 9 AGOSTO ORE 21 Fortezza del Mare

ISABELLA BORDONI, IN LUOGO DI PAROLA.

Ambiente poetico per parole in movimento e live mix per voce e suono.

Isabella Bordoni è una delle voci poetiche più affascinanti del panorama italiano che si muove tra sperimentazioni elettroniche e teatrali in un corpo a corpo tra avanguardia e tradizione. Poeta, artista visiva e sonora, autrice e interprete di teatro, opere radiofoniche, live installation, il suo interesse è rivolto alla parola poetica come autrice e interprete, agli eventi acustici e visivi, alle tecnologie sensibili alla memoria, al linguaggio e ai sistemi di comunicazione. Fondatrice di Giardini Pensili insieme a Roberto Paci Dalò, compagnia teatrale e laboratorio di media, pubblica da “I Quaderni del Battello Ebbro” di Bologna Many Many Voices e nel 1999 Trance Bakxai.

I contesti in cui spazia sono il teatro, la radio, la performance e i media. Dalla metà degli anni '80 opera nel nord dell'Europa, in particolare nei centri di ricerca delle nuove tecnologie applicate alle arti, di Linz, Graz, Vienna e in Germania. La Bordoni insegna Videoarte e Regia/Drammaturgia all'Accademia di Belle Arti di Rimini ed è docente al master di Digital Environment Design, NABA (Milano). Da qualche anno la Bordoni chiama poetry.scapes un suo progetto permanente che comprende eventi realizzati su diversa scala, talvolta con l'ausilio di tecnologie interattive: si tratta di installazioni o eventi che creano prossimità poetica con i luoghi:

Nell'avvicinarsi a un luogo e a un'esperienza si tratta di correre un rischio, di elaborare spazi di conoscenza dove il nostro sapere barcolla. Esistono però delle regole date soprattutto dall'esperienza, la prima delle quali è l'onestà. Non si bluffa con l'esistente. L'onestà di cui parlo è un apprendistato, una misura della coscienza, forse addirittura uno stato geometrico che dà spazio alle forme. Dunque credo si tratti innanzitutto di elaborare un rapporto tra le forme, fatto di "relazioni affettive" dove parola, voce, suono e scena trovano in sé e nei luoghi spazi di decantazione. Così accade che il luogo si manifesta come mappa emotiva, contraddittoria, esitante e pertanto "vera". E' uno spazio di verità esposto alla conoscenza. Gli eventi che creo nei luoghi hanno il carattere di un'esperienza che situa e de-situa, reciprocamente, corpi e territori. La poesia ha questa possibilità, di con/fondere il pensiero e comprendere gli opposti”.

In Luogo di Parola è uno spazio poetico pensato per flettersi sulla natura dei luoghi, per decantare nel punto di innesto tra arte concettuale e arte pubblica, voce e parola.

www.ib-arts.org

INFO: Imbarco sulla motonave ADMIRAL dal Molo Italia della Spezia (zona Faro) entro le ore 20,15. Possibilità di secondo imbarco a Portovenere ore 20,30. Aperitivo sulla nave offerto da BACKSTAGE CAFE’. Arrivo ore 21 all’Isola Palmaria. Rientro ore 2.00 con la Motonave dal Terrizzo. Costo del biglietto comprensivo di a/r e aperitivo a bordo: € 15.

L’Organizzazione ha previsto alle ore 22, alle ore 23, alle ore 24 ultima corsa) imbarchi verso Portovenere dal Terrizzo. A Portovenere l’ultimo autobus per La Spezia è alle ore 00,25

lunedì 4 agosto 2008

Tagliato il nastro a Genius Loci eventi


Ce l'abbiamo fatta, abbiamo inaugurato GENIUS LOCI EVENTI sabato 2 agosto con grande successo! Non è banale ringraziare sin dalle prime righe chi ci ha supportato con passione (e sono tanti!) e anche chi non ci ha supportato affatto preannunciando situazioni "al limite del rischio" (sic!).

Queste persone ci hanno portato fortuna perché invece è andato tutto benissimo oltre ogni più rosea aspettativa (data la congestione di eventi nel territorio provinciale il 2 agosto) sin dall'imbarco al MOLO ITALIA con l'ottima Isabella Conte ad accogliere gli ospiti sulla motonave ADMIRAL.

Molte persone, tantissimi giovani, diversi bambini che si sono divertiti a scassare la TV con il teleimbonitore GIACOMO VERDE che mostrava "l'anima della TV" (davvero ben poca cosa!) dimostrando che una tv non esplode, facendoci toccare i circuiti e ricordandoci che l’interattività passa anche attraverso il rischio di farsi male, che bisogna sempre "metterci mano".

"Il gesto di Giacomo è molto beuysiano" ci ha detto la danzatrice Annalisa Maggiani presente da spettatrice alla performance. Non ci avevo mai pensato ma è vero. Le Aktionen di Beuys avevano questa capacità di fagocitare l'osservazione oggettiva, di collocare i gesti e gli oggetti quotidiani sotto una luce diversa, indagativa che li poneva come mai visti prima, forse anche come certi happening di Allan Kaprow.

Ovviamente c'è in Giacomo l'intento di far fare al pubblico un'esperienza nuova, sdrammatizzante e "tattile", rottamando ogni "aura" dal totem domestico incassato nel mobile davanti al quale restiamo immobili e paralizzati, attivando un divertente cortocircuito collettivo di “azioni creative”.

Giacomo è rimasto molto soddisfatto della riuscita della performance e della location della PALMARIA, forse una delle migliori situazioni in cui ha proposto l'operazione di spaccaggio TV; lui stesso dice che è una performance molto "cyberpunk" e infatti l’oper’azione di distruzione (ma non il riciclaggio) nasce non a caso all'epoca in cui con il musicista Franck Nemola avevamo messo in piedi un vero gruppo cyberpunk, la BANDAMAGNETIKA negli anni OTTANTA. E Franck in Palmaria era ancora la colonna sonora live con la sua tromba, dell'intera azione-


La BANDAMAGNETICA nata nel 1986 e che all'inizio collaborava ad alcune azioni di LEO BASSI, imperversava all'epoca in TV a LUPO SOLITARIO invitati da Patrizio Roversi o a DOC di Arbore; facevano "Decontamin'azioni acustiche" vestiti con tute alla Ghost Buster, irrompendo nelle situazioni più normali (in una palestra, in un locale in una stazione delle corriere) suonando tecnomusiche con basi amplificate da uno zaino facendo infuriare la gente lanciando petardi, creando caos. Fecero anche uno spettacolo “Vita in tempo di sport” con la voce registrata di Sandro Ciotti il famoso cronista sportivo che commentava le azioni folli del gruppo che tirava gli schiumogeni o l'acqua sul pubblico o costruiva sul palco alberi in gesso per poi impiccare le TV.

Oggi Franck è la tromba e il sax di Vasco, è con lui in tour dal 1998 e in studio dal 1996 e ci ha raccontato in Palmaria un po' di "backstage" del Blasco che ricomincerà il tour dopo il film ALBA KIARA...

Siamo molto soddisfatti della serata che si è conclusa con il dj set fino a tarda notte e con un traghetto che riportava tutti a casa alla Spezia. Adesso rimane una stanchezza infinita ma anche alcune immagini impresse, indimenticabili che mettiamo subito on live sul nostro flickr: i bambini che aprono le danze martellando la TV e estraendo i circuiti per poi farsene collanine. Impagabile! GRAZIE GIACOMO!

Anna Monteverdi

lunedì 21 luglio 2008

GENIUS LOCI EVENTI LIVE ALL'ISOLA PALMARIA (SP)

Backstage Cafè Ars Gratia Artis Xlab


GENIUS LOCI EVENTI LIVE!

a cura di Anna Maria Monteverdi e Francesca Sommovigo



teatro-live electronics-danza-videoart-djset

motus-giacomoverde-badsector-isabellabordoni-otolab
annalisamaggiani/
yumikoyoshioka-silviafranci-
compagniaedinamika/elisabettavittoni-arimela
laboratori per bambini a cura di barbara signanini


Isola Palmaria (Portovenere-La Spezia)-Fortezza Umberto I
2 agosto-6 settembre h.21-2.00 tutti i sabato.

NAVIGANDO VERSO GENIUS LOCI/PALMARIA

Ore 20 -La Spezia - Partenza con la motonave ADMIRAL dal Molo italia (zona faro)

Aperitivo e musica a bordo

Ore 20.30 Portovenere - 2° imbarco

Ore 21 Arrivo all'Isola Palmaria

Rientro ore 2.00 con la motonave o autonomamente con servizio taxi boat per Portovenere e Fezzano.

Le associazioni culturali "Xlab" e "Ars Gratia Artis", assieme al "Backstage Café", organizzano dal 2 agosto al 6 settembre 2008 la prima edizione della rassegna "Genius Loci Eventi Live!". Due associazioni e un ristobar da tempo attivi nella programmazione culturale spezzina si uniscono nel segno comune della creatività per dare vita ad una vivacissima manifestazione sull'isola Palmaria (Portovenere-SP) che promuove la contemporaneità spaziando dalle arti visive al teatro, dalla musica, all'elettronica alla danza. Ecco quindi una serie di performance ed eventi "sostenibili", rispettosi del contesto naturale e forti delle suggestioni che derivano dalla particolarità e dalla bellezza del luogo, l'Isola Palmaria posta di fronte al borgo di Portovenere e inserita insieme alle Cinque Terre, tra i Patrimoni dell'Umanità dell'Unesco.


GENIUS LOCI
:

Gli eventi si affiancano alla prima edizione di "Genius Loci", mostra d'arte ambientale itinerante curata da Federica Forti che inaugura il 31 luglio alle ore 18. Un percorso espositivo di notevole valore e articolato dal molo del Terrizzo fino alla Fortezza Umberto I, che vede come "guest star" Stefano Cagol, uno dei pionieri della "public art". Oltre a Cagol, Lisa Batacchi, Luca Bray, Grazia Cantoni, Andrea Chiodo, Giovanni De Gara, Raffaello Gori, Sibylle Pasche, Niccolò Poggi, Francesco Ricci e Carmen Tornaboni gli artisti selezionati, accomunati da ricerche espressive interdisciplinari che si confrontano con il territorio, con i luoghi e con l'ambiente.

Info: www.geniusloci2008.org


GENIUS LOCI EVENTI LIVE

Per più di un mese, ogni sabato sera dalle 21 alle 2 di notte, la Fortezza Umberto I a Punta Scuola sarà animata da diversi eventi video e performativi articolati in due sezioni: "Crack!Live Electronics", a cura di Anna Maria Monteverdi e "PerFormaAttiva", a cura di Francesca Sommovigo.

Protagonisti alcuni nomi di spicco nel panorama della ricerca espressiva underground che presentano oper'azioni performative originali tra suoni, azioni e immagini: Giacomo Verde, Motus, Bad Sector, Isabella Bordoni, Otolab, Annalisa Maggiani, Yumiko Yoshioka, Elisabetta Vittoni, Silvia Franci, Compagnia Edinamika, Elisabetta Vittoni/Arimela. Un programma di tutto rispetto nonostante il budget assai limitato, con artisti di rilievo nazionale e internazionale, che ha già calamitato l'attenzione del pubblico giovane e raccolto consensi e adesioni tra gli amministratori locali e regionali.


Genius loci laboratori creativi per bambini

A partire dal 6 agosto, dalle ore 18, e per tutti i giovedì del mese, Barbara Signanini già animatrice di numerose iniziative spezzine dedicate al pubblico più piccolo, sarà la curatrice di divertenti laboratori creativi aperti ai bambini dal titolo "Piccoli artisti in cammino" in un'area attrezzata e sicurissima.


RISTORAZIONE

A gestire bar e punto di ristoro presso la Fortezza Umberto I, per l'intera durata della rassegna dalle 17 sino a tarda notte, saranno Cecilia Varlese e Antonella Favati, titolari del "Backstage Café" in Piazza del Bastione alla Spezia.


L'IMMAGINE

L'idea alla base della manifestazione viene espressa già nell'immagine che compare su locandine e pieghevoli, realizzata per l'occasione dal fotografo spezzino Jacopo Benassi che firma servizi fotografici per la rivista "Rolling stones": una ragazza che strappa via a morsi i tentacoli di una piovra, ad indicare appunto la voglia di eliminare con forza le barriere che limitano le forme di espressione artistica.


I COLLEGAMENTI

I collegamenti con la Palmaria sono effettuati da "Navigando 5Terre", con partenze dal Molo Italia della Spezia (zona Faro), dalle ore 20 e possibilità di un secondo imbarco a Portovenere dalle 20.30; un viaggio scoprendo le bellezze del Golfo by night navigando sulla motonave "Admiral". Chi volesse muoversi autonomamente può utilizzare il servizio di taxi boat attivo fino a mezzanotte da e per Portovenere e Fezzano (prenotazione obbligatoria telefonando ai numeri: 347-8024817 oppure 348-3204812). Un servizio di passaggio-barca continuato da e per Portovenere per piccoli gruppi è garantito per tutte la serate.

Il biglietto per gli spettacoli costa 15€, ed è comprensivo del trasporto via mare, aperitivo e musica a bordo a cura dello staff di "Navigando 5Terre".

L'ingresso agli eventi è libero.


Per prenotazioni e prevendite:

347-5234868; oppure 347-2351993



Info:
www.geniusloci2008.org
www.bed-and-breakfast.it

http://www.myspace.com/geniuslocievents



Ufficio stampa:

Isabella Conte

e-mail Iconte69@hotmail.itisaconte@libero.it

mobile 347-7976440