

LA MOSTRA MULTIMEDIALE “ARS GENIUS” IN ARSENALE:
“VALORIZZARE LA MEMORIA E’ PENSARE AL FUTURO”

Intervista al Capitano di Vascello, Marco Gargano ideatore e organizzatore della mostra ARS GENIUS per i 140 anni dell’Arsenale Militare.
Quale l'idea di partenza per le celebrazioni dei 140 anni dell'Arsenale?
La mia idea condivisa dall’Ammiraglio Tortora direttore dell’Arsenale era di non fare una celebrazione puramente formale per questi 140 anni di Fondazione, né una fredda esposizione di oggetti e manufatti; intendevo piuttosto, sensibilizzare la città sul grande valore, in termini militari, economici, culturali e umani che l’Arsenale e la sua storia rivestono per il territorio spezzino e non solo, le cui scelte urbanistiche e sociali sono state in buona parte condizionate proprio dalla presenza dell’Arsenale e della Marina;

Volevo sottolineare il valore della memoria e il significato che certi oggetti e reperti possono rivestire nella proiezione affettiva di tutta una comunità, tentare di ricostruire una storia comune che ci accompagna da 140 anni e suscitare nei visitatori il desiderio sincero di unire le forze per uscire da questa situazione stagnante di crisi. I libri e i nostri vecchi ci ricordano che i bombardamenti hanno quasi completamente distrutto la base militare durante la Seconda Guerra Mondiale, ma è stato grazie al concorso di tutti i lavoratori, carpentieri, falegnami, fabbri ma anche di tutti i cittadini che sentivano l’orgoglio di appartenenza al luogo, dove avevano imparato un mestiere e che dava loro da vivere o dove lavoravano i loro familiari che l’Arsenale è rinato dalle macerie ed è tornato in piena attività.
Come è organizzata la mostra multimediale?
L’allestimento cui è stato dato nome di ARS GENIUS intende evocare e ripresentare in forma simbolica ed emblematica, il grande spirito costruttivo di tante persone e tante generazioni che ha animato la storia dell’Arsenale, come auspicio di una piena rinascita e riconversione in un futuro più prossimo possibile di questo spazio così denso di memorie e così ricco di potenzialità. Per questo ho volontariamente sottolineato come punti chiave della mostra, l'ingegno, l’etica e la tradizione nobile del lavoro e la profonda unione sia nei momenti prosperi sia nei momenti bui tra la città e l’Arsenale, come simbolo di un proposito di completa riattivazione dell’intera area che sta faticosamente cercando la via del cambiamento. Di questo parla la Mostra, con le fotografie, con i manufatti, con i video raccontandoci il lavoro nelle Officine, nella Fonderia, gli oggetti del mestiere, le innovazione tecniche, le prime sperimentazioni radiotelegrafiche sulle navi, le macchine a vapore, ricordandoci poi la vita quotidiana degli arsenalotti come è documentata dai vecchissimi fascicoli anagrafici e da registri recuperati dal deperimento proprio per questa mostra e per la prima volta resi visibili. La curiosità di sapere se dentro uno di quei registri c’è un nostro parente è forte: essendo materiale risalente alla seconda metà dell’Ottocento non può essere sfogliato ma speriamo di poter rendere presto accessibile e consultabile in formato digitale questo patrimonio storico che è dell’Arsenale ma anche dell’intera città.
Chi ha partecipato all'impresa?
La Fondazione Eventi della Cassa di Risparmio e l’Autorità Portuale hanno dato un contributo sostanziale alla realizzazione dell’evento; l’allestimento generale è stato curato da Marco Condotti mentre lo studio Ricco e Neri ha curato un video con grafica 3D che proietta lo spazio della Fonderia in un futuro in cui l’attività principale potrebbe essere quella espositiva e di archivio in una modalità interattiva di organizzazione di suoni, testi e immagini; XlabFactory diretta da Anna Maria Monteverdi ha realizzato un video documentario d’arte a firma di Balzola e Eshetu (con le voci di Jole Rosa Massimo Verdastro e Emanuela Villagrossi) molto toccante che unisce passato e presente in un unico quadro, presagendo nuove attività dentro le officine e dentro i bacini.
La Fonderia con annessa Zincheria, edificio rimasto quasi illeso dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, è uno stabile attualmente dismesso ora ingombro di modelli e altri residui di lavorazione; da tempo coltivo il sogno di recuperarlo e riconvertirlo ad altri usi: è il luogo ideale per un Archivio/Centro Studi che contenga tutta la preziosissima documentazione dell’Arsenale, non solo quella fotografica e scritta, ma anche l’oggettistica e i macchinari che sono ormai esempi di un nobile passato e che hanno anche un valore intrinseco di archeologia industriale. Un patrimonio comune che non deve essere disperso perché ricorda le vite di migliaia di uomini e di donne che con la loro volontà unite al sacrificio e all’attaccamento al lavoro hanno permesso una profonda trasformazione della città. Vorrei creare all’interno di quest’edificio (Fabbricato 50) quello che amo definire un Padiglione Espositivo con annessa sala congressi polifunzionale che raccolga la Storia dell’Arsenale e contenga l’Archivio Industriale dell’intera città; un luogo in cui è depositata la memoria del lavoro ma anche dove dare spazio ai nuovi ingegni e a nuove idee il cui accesso e la cui conservazione dovrebbero essere legate a innovativi sistemi tecnologici e interattivi. La memoria in una società tecnologicamente avanzata, per esplicitarsi a pieno, ha bisogno di nuovi strumenti comunicativi.
