martedì 24 febbraio 2009
lunedì 23 febbraio 2009
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Il teatro del controllo elettronico
di Anna Maria Monteverdi
Qualcuno ricorder� il film Nemico pubblico di William Wellman con Will Smith e Gene Hackman, inquietante storia di un uomo tracciato da videocamere, rilevatori di frequenze radio, cimici elettroniche, registratori satellitari, microfoni ad alta sensibilit� che lo inseguivano in ogni suo spostamento. Pellicola che si aggiunge ad altre che hanno trattato la questione del controllo, delle intercettazioni, della sicurezza dei dati e dello spionaggio satellitare: La conversazione di Coppola, Crimini invisibili di Wenders, In ascolto di Giacomo Martelli.
In teatro se ne � occupato recentemente una compagnia statunitense, The Builders Association diretta da Marianne Weems specializzata in allestimenti teatrali riccamente dotati di tecnologia digitale e schermi panoramici e che nel 2003 ha portato a RomaEuropa il pluripremiato Alladeen, storia non cos� fiabesca di dipendenti di un call center di Bangalore, vincitore anche di un Obie Award. 
Supervision � la loro ultima produzione che ha avuto una prima tourn�e tra l'Inghilterra, l'Australia e gli Stati Uniti. Sono tre storie che parlano della violazione della privacy e del controllo e monitoraggio in tempo reale di liberi cittadini senza la loro autorizzazione: vite che diventano trasparenti a cominciare dalle transazioni economiche e dagli spostamenti da loro effettuati, dallo stipendio che arriva loro in banca, dalla spesa quotidiana, dai loro incontri negli spazi pubblici sorvegliati. Marianne Weems mette in scena storie di ordinario pirataggio dati in epoca post-privata, legate al filo (o file...) comune della propria identit� personale diventata informazione ramificata, incontrollabile, separata dal corpo fisico e che viaggia dentro migliaia di processori in uno spazio-dati invisibile.
Persone che vivono nel white noise della costante connessione remota, viaggiatori bloccati alla frontiera a causa di controlli che incrociano informazioni strettamente personali con quelle dell' AIDC (Automatic Identification and Data Capture). Marianne Weems (che ha lavorato come dramaturg e assistente alla regia di Elizabeth LeCompte e Richard Foreman) ha dato visibilit� e concretezza palpabile a questi databodies, a questa infosfera immateriale attraverso un'imponente architettura fatta di uno schermo panoramico, proiezioni video multiple real time, animazioni computerizzate e un sistema di motion capture.
E' ormai prassi ricevere telefonate al nostro cellulare da parte di ditte in possesso del nostro numero che non fanno mistero di sapere a quale gestore telefonico siamo abbonati e quali siano i nostri costi, e che si dimostrano pronti a offrirci un miglior abbonamento.
Le carte di credito, i telepass personali, le tessere magnetiche, le schede SIM dei cellulari, le e-mail, la navigazione su Internet, la frequentazioni di siti web: la prima schedatura personale comincia da qua, attraverso programmi studiati per carpirci password, login, ID, codici di accesso.
Telecamere di sorveglianza, cimici web (sorta di invisibili cookies usati dalle aziende pubblicitarie per tenere traccia degli spostamenti dei visitatori, analizzarne le abitudini, e rivendere le informazioni a societ� commerciali), tecniche biometriche che consentono il riconoscimento dell'individuo attraverso l'identificazione di particolari caratteristiche del corpo, tecnologia RFID (Identificazione a Radio Frequenza) per il tracciamento di oggetti e persone attraverso un microchip.

Oggi esistono rilevatori delle dimensioni di un chicco di riso, tali da poter essere inseriti sotto pelle e da farci diventare dei localizzatori viventi. Clamorosa fu la campagna negli Stati Uniti di boicottaggio contro la Benetton che aveva annunciato l'introduzione dei TAG RFID nei capi d'abbigliamento per finalit� di logistica e per nuove strategie di marketing (la qual cosa avrebbe avuto come conseguenza il tracciamento indesiderato non solo dei golfini United Colors ma anche di chi li indossava...).
Tra gli artisti che lavorano sui sistemi telematici di sorveglianza vanno ricordati i Preemptive Media, gruppo di media artist statunitensi cui si � aggiunta recentemente Beatriz De Costa, fuoriuscita dai Critical Art Ensemble.
In Zapped! promuovono workshop specifici per conoscere la tecnologia RFID e imparare a costruirsi il proprio detector artigianale visivo o sonoro (in forma di portachiave o braccialetto) per individuare la presenza di TAG. Infine i Surveillance Camera Player: sin dal 1996 realizzano un teatro contestativo fatto di performance silenziose con cartelli-slogan e azioni davanti a videocamere di sorveglianza dislocate nelle diverse citt�, per smascherarne la presenza e denunciare la realt� del controllo sociale.
Il gruppo ha redatto una vera e propria mappa regolarmente aggiornata e pubblicata su Internet e ha creato un applicativo web I-see, che permette a chiunque di calcolare i propri percorsi evitando l�occhio vigile del video. Osserva Marco Deseriis:
Che cosa ci fa un uomo che indossa una maschera della morte davanti a una telecamera di sorveglianza? Recita, ovviamente. Con la differenza che lui sa di essere un attore, mentre i passanti sono solo comparse involontarie. Se � vero che ogni telecamera d� vita a un potenziale set, l'estensione della video-sorveglianza moltiplica anche gli spazi urbani dell'azione... Usando come palcoscenico le stazioni della metropolitana o gli spazi di Manhattan pi� transitati, le performance dei SCP si rivolgono a due pubblici diversi: da una parte, i passanti, �controllati�, monitorati dall'estesa rete di videosorveglianza; dall'altra i �controllori� i soli beneficiari dello spettacolo su schermo. In alcuni casi i monitor hanno anche output pubblico e quindi gli attivisti dei SCP possono riprenderli a loro volta per poi mettere a confronto la soggettiva del controllore e quella del controllato.
(M. Deseriis e G.Marano, Net art. L�arte della connessione, Milano, Shake, 2003)
| AMLETO GIU' PER YOU TUBE | | | |
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| Scritto da Anna Maria Monteverdi | |
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di Anna Maria Monteverdi
Ma la Catalunya è davvero la Mecca della ricerca teatrale tecnologica? Abbiamo chiesto a tre artisti residenti a Barcellona (Carles Canellas, Marcel.lì Antunez Roca e Alain Baumann e Rosa Sanchez dei Konic Thtr) di darci una loro personale immagine della città e della Regione e qualche indicazione dei luoghi e dei protagonisti della “nuova scena catalana”, anche quella alternativa e underground. Ne è emerso un quadro meno esaltante, perché le sovvenzioni alla cultura e i recenti contributi economici del Governo della Generalitad non soddisfano completamente le richieste degli artisti di nuovi spazi, residenze e produzioni anche se rappresentano comunque un primo significativo avvio di un processo di apertura alla sperimentazione e di promozione del teatro al quale l’Europa intera guarda con interesse.
Potete descrivere la “scena catalana” di oggi in riferimento al teatro di ricerca e nello specifico al teatro tecnologico? E’ più vivace che in altri paesi? Esiste davvero un “rinascimento catalano”?
CARLES CANELLAS Personalmente ho i miei dubbi che si possa parlare di un “rinascimento catalano”. A parte alcuni artisti, autori e gruppi molto specifici e ormai noti (dalla Fura dels Baus a Calixte Bieito, da Marcel•lí Antúnez a Sergi Belbel), il settore rimane in una siccità totale di creatività, perché non va solo ripetendo schemi, ma anche rimontando spettacoli vecchi di vent’anni, solo che ora alcune compagnie hanno un appoggio economico pubblico e privato più forte che mai. Con il nuovo governo della Generalitat (governo autonomo catalano) - passato da centro destra a un’unione di tre partiti di sinistra e centro sinistra -, l’ammontare delle sovvenzioni si è moltiplicato per tre in quattro anni (ma erano così basse che non è stato un grande sforzo!). Il lato negativo è che, come era prevedibile, i soldi non sono stati usati per triplicare la quantità di attività e sovvenzionare artisti ma per duplicare le quantità che già recepivano i grandi, i soliti….
KONIC THTR La scena spagnola e in particolare catalana è piuttosto attiva in questo momento nel campo del teatro sperimentale. Noi lavoriamo in un contesto molto specifico che riguarda la creazione collegata con il teatro e le nuove tecnologie. In questo genere di manifestazioni artistiche la Spagna ha però una storia più recente se comparata con altri paesi europei come la Germania, l’Austria, l’Inghilterra o l’Olanda. Al tempo stesso, questa tendenza artistica si è radicata fortemente ed è presente nelle università con la creazione di master che stanno formando ogni anno giovani artisti specializzati in questi linguaggi.
MARCEL.LÌ ANTUNEZ ROCA Tanto Konic come il sottoscritto siamo compagnie con una storia piuttosto lunga che comincia negli anni Novanta a Barcellona. Abbiamo condiviso programmatori, ingegneri e probabilmente abbiamo sperimentato temi simili. Ma non siamo compagnie giovani o nuove, siamo artisti sperimentatori, pionieri con ampio curriculum. Non sono a conoscenza degli sviluppi tecnologici a Barcellona in riferimento ai gruppi ma la mia impressione è che la maggior parte della drammaturgia si interessi delle nuove tecnologie come drammaturgia dell’immagine o drammaturgia del movimento e poco di “sistematurgia” (ndt: “drammaturgia influenzata dai sistemi informatici”). Ma questa è un’opinione che deriva da una mia percezione molto particolare e può darsi che sia sbagliata. Dal punto di vista dell’appoggio istituzionale si è avuto un cambio di parametri che facilitano in un certo modo i modelli di produzione e distribuzione delle opere. Il Dipartimento di Cultura della Generalitat della Catalogna ha avuto infatti un cambio di segno rispetto al modello che avevamo in precedenza, e da appena 3 anni favorisce attraverso aiuti economici, la ricerca, la produzione e la distribuzione delle opere. Ma molto resta ancora da fare.

Quali sono i luoghi della ricerca teatrale e i festival che normalmente ospitano lavori tecnologici?
CARLES CANELLAS A Barcellona a dire il vero in questi ultimi dieci anni sono apparsi nuovi spazi “alternativi” di distinto formato che sempre in grande precarietà accolgono proposte di ogni genere, molte delle quali al di fuori dei circuiti e delle programmazioni dei teatri commerciali, come “L’antic teatre” http://www.lanticteatre.com, “la nau ivanow” http://www.nauivanow.com, “cincomonos” http://www.cincomonos.org, “almazen” http://www.almazen.net, “conservas” http://conservas.tk e altri. Ma anche spazi di creazione, vecchie fabbriche che resistono (alcune con gli artisti dentro) alla demolizione promossa dalla speculazione edilizia in atto, ma che hanno purtroppo i giorni contati eccetto in quelle dove la pressione popolare ha obbligato il Comune a tornare indietro, controllare i permessi concessi e in alcuni casi a comprare la proprietà per salvaguardare il tutto o una parte come patrimonio storico industriale. Qui possiamo trovare “hangar” http://www.hangar.org, “la escocesa” http://www.laescocesa.org.
Ma anche altri fuori Barcellona come “nau côclea” http://www.naucoclea.com
I due grandi teatri pubblici di Barcellona hanno nuovi e “giovani” direttori artistici che provengono dei vecchi circuiti “alternativi”: Sergi Belbel nel Teatre Nacional http://www.tnc.es, Àlex Rigola nel Teatre Lliure http://www.teatrelliure.com.
La grande struttura del “Mercat de les Flors” http://www.mercatflors.org è diventata uno spazio per la danza e le arti del movimento, e lo storico Teatre Romea http://www.teatreromea.com, da alcuni anni gestito da Focus, una delle più grandi produttrici di teatro commerciale e musicale (entertainment) presentava fino poco fa, per una questione d’immagine pubblica, sotto la direzione di Calixte Bieito, opere di gran formato e di avanguardia (adesso sta un po’ cambiando la sua politica artistica e di gestione).
Per quanto riguarda le sale private - sempre con forti contributi pubblici - distribuiscono produzioni di scarso interesse artistico e culturale, interpretate da attori e attrici popolari nella tv catalana. Una cosa simile succede nelle vecchie sale alternative che in realtà sono diventate teatri commerciali di piccolo formato, che come cosa straordinaria al massimo presentano drammaturghi e registi latinoamericani.
Di produzioni internazionali ne arrivano alcune, ma solo all’interno di alcuni grandi festival come il Grec a Barcellona http://www.barcelonafestival.com o il Temporada Alta a Girona http://www.temporada-alta.net.
Poi, nuovi festival ma roba da poco. Solo noterei che il Festival Grec, organizzato dal comune di Barcellona, ha un nuovo direttore artistico, Ricardo Szwarzer, argentino di Buenos Aires residente a Londra, che porta con sé una grande esperienza teatrale (ex Direttore del Teatro Colon di Buenos Aires) e di nuove tendenze sceniche. Dopo un primo anno di transizione staremo a vedere se riuscirà a fare tutti i grandi progetti che ha in mente.
Per le compagnie ogni volta è più difficile lavorare all’estero perché i costi sono saliti molto e i Festival devono misurare molto le spese. Ma questo è un fenomeno internazionale che ci riguarda tutti. È vero però che alcuni artisti hanno l’aiuto dell’Istituto Catalano di Cultura “Ramon Llull” per i loro viaggi all’estero
KONIC THTR A Barcellona ci sono molti festival che mostrano lavori collegati con le tecnologie. I più interessanti sono: Art Futura (www.artfutura.org/v2/) e il Festival IDN (Festival International of Dance and New Media) organizzato da NU2 (www.nu2s.org/idn/).
MARCEL.LÌ ANTUNEZ ROCA La situazione della regione catalana, in particolare della città di Barcellona, contrariamente alla tendenza in atto di fornire supporti economici, oggi è poco dotata di spazi per una drammaturgia diversa, ha buoni teatri per la prosa in catalano e buoni spazi per la danza e la drammaturgia del movimento. Non c’è uno spazio però dove si mostrano regolarmente i lavori delle compagnie. Ci stiamo organizzando per risolvere questo problema. Il festival NEO di Barcellona puntava su questo tipo di drammaturgia ma non è certo che possa proseguire. Qualche festival e alcuni spazi programmano occasionalmente spettacoli tecnologici come Art Futura, talvolta SONAR e l’Escorxador Teatre della città di Lerida, etc. Sonar è un evento chiaramente commerciale legato alla musica techno con una sezione di Media Art, ma con un interesse quasi nullo per la sistematurgia e la drammaturgia tecnologica. Altri spazi di produzione: sono Hangar (www.hangar.org) e CASM (www.centredartsantamonica.net). Lo spazio di creazione l’Animal (www.lanimal.org) a L’Esquena mostra una certa sensibilità al tema. In ogni caso il panorama non è molto positivo.

Avete un luogo stabile a Barcellona per fare sperimentazione e dialogare con altri artisti?
KONIC THTR Noi non abbiamo un posto stabile dove sviluppare i nostri lavori a Barcellona, e questo è un problema serio specie quando lavori con la tecnologia perché significa che dobbiamo portarci in giro materiali e settare equipaggiamenti tecnologici molto delicati tutte le volte che lavoriamo a una nuova opera, a un nuovo allestimento; questo è un problema per la maggior parte degli artisti che lavorano in questa città e che porta ognuno di noi ad andare in giro a cercare residenze in diversi spazi di produzione intorno alla città e anche fuori, in luoghi internazionali. Per noi è un problema in più proprio perché abbiamo deciso di fare ricerca, sviluppo e innovazione come produttori indipendenti quali di fatto siamo, volendo portare nuovi linguaggi sulla scena contemporanea. Questo implica una costante negoziazione con le amministrazioni pubbliche, che non sembrano vedere il contributo culturale che questo tipo di progetti può portare e si assumono ben pochi rischi.
Il nostro progetto di ricerca ‘The Augmented Stage’ (ndt: “tecnologie per il trattamento in tempo reale di informazioni multimediali e per la mediazione tra performer e computer”) ha il supporto della Regione della Catalogna, e ci permette di aprire nuove linee di intervento nella sperimentazione dei linguaggi interattivi, integrando nei lavori vita artificiale e sviluppo di programmi in collaborazione con Spanish Higher Council for Scientific Research, the Research Institute in Artificial Intelligence of the Universidad Autonoma di Barcellona. E’ all’interno di questa ricerca che viene sviluppato il nostro più recente spettacolo Nou_ID sebbene inizialmente fosse legato al progetto di installazione interattiva “multi user” dal titolo e_motive, mostrata come parte del progetto arte e scienza alla Galleria Metronom di Barcellona. Dal 2004 però abbiamo un collegamento diretto con il centro di creazione L’Animal a l’Esquena in Celrá (Catalogna), come artisti in residenza, dove possiamo fare ricerca e laboratori di creazione. In questo momento stiamo partecipando come artisti invitati, al progetto intereuropeo triennale chiamato Absent Interface (2007-2010). Abbiamo poi stabilito relazioni di collaborazione con varie università catalane per sviluppare porzioni di lavoro e processi di ricerca in cui siamo coinvolti.
MARCEL.LÌ ANTUNEZ ROCA Ho la mia famiglia a Barcellona e il mio studio, Barcelona è una easy city per molti aspetti, ma troppo turistica per altri. C’è una tendenza come in tutta Europa del resto a compiacere un pubblico borghese e a difendere il politically correct, la nuova religione della cultura europea. Io ho qua la mia équipe, lavoro nel mio studio e cerco di mostrare il mio lavoro in forma globale, in tutto il mondo. Certamente Barcellona ha una buona comunicazione grazie al turismo e un certo orgoglio di città del popolo (Catalogna), il clima è migliore di Parigi e Londra ma non è affatto la Mecca della tecnologia. D’altra parte, che senso ha enfatizzare gli aspetti locali quando ci sono reti come Internet?
Esiste un network o una piattaforma collaborativa per le produzioni indipendenti?
KONIC THTR La Catalogna è una regione dove l’associazionismo è molto forte e ci sono network emergenti sia a Barcelona che in tutta la Catalogna che stanno cercando di dare maggior spazio a nuove forme artistiche di espressione che riguardino ricerche nelle arti e nelle forme non convenzionali di arte scenica dal vivo. Speriamo di poter fare pressione sui politici per un cambiamento della situazione e per dare condizioni di lavoro migliori agli artisti.
MARCEL.LÌ ANTUNEZ ROCA Da poco è stata creata l’associazione di artisti di scena che dovrebbe riunire tutte le proposte di scena tecnologica, di movimento, dell’immagine, ma è ancora in fase di definizione.
Quali pensate che siano attualmente le esperienze più significative nel campo delle arti elettroniche e del teatro tecnologico?
KONIC THTR Marce.lì Antunez, Sergi Jordà anche se sono pochi i coreografi che hanno sede stabile qua; potrei citarti alcuni artisti: Cesc Gelabert, Toni Mirà, Angels Margarit che svolgono progetti in collaborazione con artisti interattivi; è un cambiamento non così rapido perché il valore del testo nel teatro catalano è molto forte e quindi le convenzioni teatrali impediscono una rapida evoluzione.
MARCEL.LÌ ANTUNEZ ROCA Ecco un elenco: Marcel•lí Antúnez Roca www.marceliantunez.com), Antoni Abat (www.zexe.net), Konic Thtr (http://koniclab.info/), Reac Table/Sergi Jorda (www.iua.upf.es/~sergi/), Alain Wergifosse (www.experimentaclub.com/data/alain_wergifosse). Questi i collettivi di artisti che usano la tecnologia in forma preponderante: Straddle (http://straddle3.net/), Telenoika, (www.telenoika.net), Riereta (http://riereta.net/tiki2007/tiki-index.php). (quadratino nero)
Carles Canellas, nato a Barcellona nel 1954, è considerato dalla critica europea uno dei protagonisti del Teatre de Marionetes i Titelles catalano contemporaneo, ovvero il teatro di marionette e burattini. Nella sua carriera ha partecipato a più di 200 festival e rassegne di teatro distribuite per 12 paesi in 3 continenti. Figlio di un fabbro, allievo di Harry Vernon Tozer, il più famoso marionettista anglo-catalano, Canellas è stato il fondatore del Col.lectiu d’animaciò nel 1978 e dello storico gruppo Els Rocamora, e ha aderito al progetto di fondazione del Circ Cric – che raccoglieva i migliori artisti circensi e di strada di Barcellona. Uno dei più richiesti “virtuosi” delle marionette leggere a filo, oggi insegnante alla Scuola d’arte drammatica, Carles Canellas è stato un rinnovatore del genere: membro attivo del Movimento dei Titellaires indipendentes dalla metà degli anni Settanta ha sostenuto una battaglia - in parte vinta grazie anche alla costituzione di una rete nazionale, l’UNIMA - per il riconoscimento artistico del teatro di animazione. Info: www.rocamorateatre.com
Fondato nel 1985 da Rosa Sanchez e Alain Baumann, Konic Thr si è specializzato in progetti artistici che uniscono tecnologia interattiva, multimedia, musica, danza e teatro. Sono di Barcellona e sono considerati dei pionieri dell’arte interattiva, tra i primi sperimentatori per esempio dei sistemi di motion capture in teatro applicati a elaborate coreografie. Artisti residenti nei maggiori centri di creazione internazionale, hanno presentato i loro lavori all’Ircam e al Centre Pompidou di Parigi, a Madrid, Barcellona, Bilbao, Glasgow, Città del Messico coinvolgendo Università, Politecnici e Centri di ricerca sull’Intelligenza Artificiale. Il loro ultimo spettacolo NOU I_D sui luoghi a margine della cosiddetta “surmodernità” costruito a partire dal software per il riconoscimento vocale e gestuale dei performer di loro concezione Terra I Vida, ha avuto un’unica data italiana, nel novembre scorso a Catania, nell’ambito di Cultania Festival. Lo sviluppo del software Terra I Vida emerge nell’ambito del progetto di ricerca The Augmented Stage che Kònic Thtr ha intrapreso durante il 2006 al medialab di Metrònom a Barcelona in collaborazione con Martí Sánchez Fibla, ricercatore allo Spanish Higher Council for Scientific Research. Info: http://koniclab.info
Nato a Majà in Spagna nel 1959, co-fondatore e coordinatore artistico dal 1979 al 1989 della Fura del Baus, gruppo di teatro di “rianimazione” catalano, con cui ha presentato le macro-performance Accions (1984), Soz/O/Suz (1985) e Tier Mon (1988), Marcel.lì Antunez Roca ha creato installazioni robotiche e performance “mecatroniche” (la mecatronica è “una disciplina integrata che utilizza le tecnologie meccaniche, elettroniche e le tecnologie informatiche”). Il corpo “in-macchinato” è al centro del suo lavoro artistico, da Epizoo a Requiem a Afasia (1998) e Pol fino all’ultimo spettacolo Transspermia (2004) e alla conferenza-dimostrativa Protomembrana (2006). L’interesse per la robotica e la biologia si traduce sia in interfacce corporali (dresskeleton) che permettono al performer di controllare con il movimento suoni e immagini e robot musicali, sia in installazioni interattive che provocano il pubblico ad intervenire sul corpo dell’artista, e infine in biosculture. Ha appena terminato un film sulla sua lunga attività tecnoartistica dal titolo El Dibuixant (Il disegnatore). Info: www.marceliantunez.com














