lunedì 23 febbraio 2009

.CRITICAL ART ENSEMBLE...
Txt: Annamaria Monteverdi

Recombinant Theatre è la definizione data dal collettivo statunitense Critical Art Ensemble al proprio lavoro performativo. Nato nel 1987 a Talahasse in Florida il Critical Art Ensemble fondato da Hope e Steve Kurtz, Steve Barnes, Dorian Burr, Beverly Schlee, a cui ha collaborato a lungo Beatriz da Costa, si autodefinisce un collettivo di artisti dediti all'esplorazione delle intersezioni tra arte, tecnologia, attivismo politico radicale e teoria critica.

Azioni e installazioni quelle del CAE connesse con i media tattici, con la tematica del plagiarismo, del boicottaggio e della riappropriazione creativa e sovversiva dei mezzi di comunicazione; recombinant è un aggettivo caro alla generazione dei media attivisti ed è riconducibile al valore di rifunzionalizzazione semantica e di détournement situazionista. I loro testi tra cui Disobbedienza Civile Elettronica (con il famoso motto Cyber rights now!) pongono l'accento sul fatto che una tecnocultura alternativa possa nascere da un movimento organizzato (il tactical media movement ) e da una pratica reale di socializzazione dei saperi tecnologici e di “interventismo” (parola che il collettivo preferisce ad “impegno”), di “digital resistence”.

Ma cosa intende il CAE per recombinant theatre? Un teatro tecnoattivista che unisce le pratiche del teatro di guerriglia , del teatro sociale, alle tecnologie più attuali di trasmissione delle informazioni e alle operazioni di sabotaggio elettronico, di net strike, di virtual sit in . Le loro ultime performance riguardano le biotecnologie e approntano per questo dei veri e propri laboratori mobili per contestare le modalità di ricerca della biologia attuale e gli eccessi delle sperimentazioni relative al DNA ricombinante umano, vegetale e animale, denunciandone le speculazioni economiche ad opera di multinazionali farmaceutiche e di grandi catene di distribuzione alimentare. In questa forma di “teatro-scienza” lo spettatore si trova di fronte a conferenze scientifiche e a veri e propri test sulla fertilizzazione in vitro e sugli organismi geneticamente modificati. Di questi temi parla il libro Molecular Invasion edito in copyleft da Autonomedia e liberamente scaricabile dal loro sito (da poco tradotto e pubblicato anche in Italia).

In Free Range Grains viene allestito un open lab per verificare se alcuni prodotti alimentari distribuiti nei grandi magazzini e portati dal pubblico in occasione della performance, contengono o meno OGM. Perché «il processo scientifico non appare mai pubblicamente, appaiono solo i suoi miracolosi prodotti. Vogliamo portare i processi di routine della scienza al pubblico. Farglieli vedere e toccare”.

Recentemente il Cae sta rivolgendo la propria attenzione sugli effetti devastanti degli storici esperimenti batteriologici inseriti nei programmi di guerra britannici e statunitensi. In Germs of Deception (2005) il CAE riproduce (in modi evidentemente non dannosi per l'ambiente e per il pubblico) le condizioni di un esperimento batteriologico realizzato dagli USA nel 1949 quando un gruppo di militari addestrati rilasciò nell'aria un battere Serratia marcescens con l'obiettivo di contaminare completamente l'ambiente circostante. Identica simulazione per Marching plague, riferita invece agli esperimenti britannici per testare la peste come arma batteriologica nell'isola di Lewis nel 1952-1953.

In GenTerra il Critical Art Ensemble stimola il pubblico a creare nuove forme di batteri modificati geneticamente del tipo “e-coli” ma completamente innocui, liberarli nell'aria o portarseli a casa. L'obiettivo è quello di “ demistificare l'intera procedura di ingegneria genetica, provare ad alleggerire la paura inopportuna per la scienza transgenica e ridirigere l'attenzione verso le implicazioni politiche della ricerca”.

Steve Kurtz a seguito di un'indagine su colture batteriche non tossiche rinvenute in casa sua dopo la morte per arresto cardiaco della giovane moglie Hope, viene accusato prima di bioterrorismo poi di frode postale. La ben nota vicenda è spiegata dal collettivo in questa intervista: a causa del provvedimento federale contro il terrorismo (la famigerata Patrioct Act promossa dopo l'11 settembre 2001 che proibisce il possesso di “qualsiasi agente biologico o tossina in una quantità non giustificata da una ricerca preventiva, protettiva o per altri scopi pacifici” ) Kurtz rischia adesso 20 anni di carcere. La comunità artistica internazionale si è mobilitata ed è stato aperto un sito dove è possibile aderire alla campagna di solidarietà internazionale .

Anna Maria Monteverdi: I membri della Critical Art Ensemble chiamano sé stessi professionisti dei media tattici. Potete spiegarci cosa intendete con questo termine e come avete iniziato ad utilizzare questo modello di produzione culturale?

Critical Art Ensemble: Media tattico è un termine che ha origine in Olanda nella metà degli anni 90. La parte “tattica” del termine deriva parzialmente dalle teorie sulla vita quotidiana di Certeau. Il media tattico è anti-monumentale, deterritorializzante e auto-definito. Non cerca di colonizzare sites of meaning. E' effimero, emerge rapidamente per creare sovversioni ideologiche, per poi sciogliersi molto rapidamente. La parte “media” del termine si riferisce al fatto che CAE non lavora con alcuni mezzi in maniera specifica. Usiamo gli strumenti o le combinazioni dei media che risponderanno al meglio in una determinata situazione.

Questa é una delle ragioni per la quale lavoriamo collettivamente, in questo modo avremo un insieme di abilità diverse per i nostri progetti. CAE lavora sempre in questo modo, anche prima che avessimo un termine per descriverlo. Usiamo il metodo perché ci sembra il mezzo più democratico per produrre cultura.

Anna Maria Monteverdi: Molto del vostro ultimo lavoro e numerosi vostri libri sono indirizzati alla resistenza elettronica o digitale. Scioperi della rete , attivismo online e virtuale sono le nuove forme di comunicazione e performative. Qual é la filosofia dietro alle vostre performance e quali sono gli scopi di tali azioni?

Critical Art Ensemble: Il filo comune del lavoro del CAE é stato quello di mostrare come gli strumenti dell'oppressione possano essere usati per la liberazione. Alla fine degli anni '80 fino alla metà degli anni '90 eravamo molto interessati a dimostrare come ci si poteva appropriare delle nuove informazioni e delle tecnologie comunicative attraverso la resistenza culturale, usate poi in modi per i quali esse non erano state designate o create. Attualmente stiamo cercando di mostrare come la scienza della vita possa essere utilizzata per scopi di resistenza. Questo compito è molto più difficile poiché il livello di persone alienate da questi strumenti è molto più elevato. Le persone tendono ad essere molto scettiche e paurose delle biotecnologie perché a differenza di un computer non sono molto adatti ad interagire con queste tecnologie. Allo stesso tempo, essi possono vedere quanti danni questa tecnologia sta causando all'ambiente e alla sfera sociale. Molti dei nostri recenti scritti e progetti sono stati concepiti per abbassare questo livello di alienazione e farle conoscere alla gente, per farli sperimentare con la tecnologia. Noi non possiamo permettere che questi strumenti di potere diventino di sola proprietà militare e delle corporazioni.

Anna Maria Monteverdi: Ci sono precedenti modelli teatrali/estetici che hanno influenzato il collettivo?

Critical Art Ensemble: Non ci sono recenti modelli che sono esattamente come noi, perché abbiamo dovuto adattarci a una differente e recente emergente tecnosfera, ma ci sono alcuni con i quali abbiamo diviso un DNA culturale e che hanno influenzato il nostro modo di pensare come per esempio il San Francisco Diggers, Augusto Boal and Theater of the Oppressed, elementi del Living Theater, e alcune delle performance emerse dall'arte del movimento femminista degli anni 70. In generale i Diggers, i Situationists, e Provos hanno avuto grande influenza su di noi, sono stati tra i primi ad accorgersi che l'azione culturale aveva un valore causale e che un movimento politico non resistente (o essi pensavano rivoluzionario) potesse accadere senza un parallelo culturale. Certamente uno degli storici apogei di questo tipo di modellatura è avventuo in Italia negli anni 70, e fortunatamente noi siamo al punto dove tale modello può interamente fiorire per un movimento globale contro le culture e le economie neoliberali.

Anna Maria Monteverdi: I vostri ultimi lavori sono veri esempi di Teatro-Scienza (come GenTerra o Free Range Grains) e le vostre performance sono collegate alla biologia contestazionale. Il dibattito socio-politico sulla manipolazione genetica è maturo. Ma come può una performance mostrare aspetti specifici della ricerca scientifica? Ci potete fare un esempio tratto dal vostro lavoro?

Critical Art Ensemble: Questo è il bello della qualità del digitale. Puoi avere una marea di informazioni messe in un pacchetto divertente che li riordina in modo “digeribile”. Il trucco è quello di fare in modo che i partecipanti vogliano guardarlo. Questo significa che noi dobbiamo convincerli rapidamente a partecipare alla questione che stiamo presentando. Nei progetti come Free Range Grains o Molecular Invasion noi possiamo portare le persone ad avere una grande discussione del tutto piuttosto facilmente, perchè il progetto ha a che vedere con il cibo e ognuno di noi deve mangiare. Con un progetto come GenTerra, in cui CAE cerca di discutere metodi sulla valutazione del rischio di organismi geneticamente modificati, il problema è più difficile. In questo caso dobbiamo creare una “minaccia” minore chiedendo alle persone di rilasciare batteri geneticamente modificati che abbiamo creato noi. Il battere é completamente innocuo per l'ambiente e per gli esseri viventi, ma sembra molto spaventoso. Le persone diventano molto interessate a valutare il rischio quando sono messe di fronte alla scelta di rilasciare o no i batteri.

Anna Maria Monteverdi: I laboratori mobili del CAE sono apparente progettati far aumentare la consapevolezza sui problemi sociali riguardo l'ambiente, i transgenici, le tecnologie riproduttive e le guerriglie biologiche. Cosa speri che le persone si portino con sé quando vedono uno dei vostri progetti?

Critical Art Ensemble: Speriamo in poche cose: per primo, che la tecnologia verrà demistificata; secondo che un partecipante avrà una relazione più ragionevole (piuttosto che emotiva) verso pubblicazioni critiche sociali sulle biotecnologie; terzo, che attraverso esperienze partecipative, si accorgeranno del peso che essi avranno riguardo a una determinata pubblicazione, sia individualmente che socialmente, e alla fine l'esperienza li incoraggerà a diventare politicamente attivi riguardo a determinate conclusioni.

Anna Maria Monteverdi: Qual é la reazione del pubblico quando chiedete ai componenti di esibirsi come “biologi” o come “cavie umane”? Usate particolari strategie di intervento per queste azioni?

Critical Art Ensemble: La maggior parte delle persone non esita. La strategia è quella di esibirsi in posti dove le persone si aspettano di partecipare a un evento. Può essere in un museo di storia naturale, un mercato di una fattoria o un bar locale: o in qualsiasi posto purché le persone ci vadano per fare qualcosa e non solo per guardare qualcosa.

Anna Maria Monteverdi: I nuovi sviluppi nella scienza della vita offrono potenziali positivi o pongono minacce più grandi? E anche, come riuscite a unire gli atti artistici, politici e scientifici in una performance?

Critical Art Ensemble: Lo sviluppo della scienza della vita non può essere fermato, ma può essere guidato. Se un prodotto o un processo è una minaccia o un fortuna dovrà essere esaminato caso per caso. Non esiste una posizione generale. Il problema principale non è solitamente la mancanza di conoscenza del proprio prodotto, ma il modo in cui esso viene utilizzato secondo le vigenti correnti politico-economiche. Data la natura predatoria del capitalismo, quasi ogni cosa può essere una minaccia: il sistema è quello che necessita di essere cambiato e non la scienza.

Ibridazione è un processo semplice poiché é lo stato permanente del diventare, di cui tutti facciamo parte. Tutti gli oggetti e i processi hanno elementi di scienza, politica e arte in essa o collegati tra di loro. Noi attiriamo solo l'attenzione verso tutti gli elementi in varie proporzioni che compongono questo miscuglio, piuttosto che ignorare alcune categorie e favorirne altre.

Anna Maria Monteverdi: Solitamente vi esibite in musei o in festival su temi che coinvolgono le scienze naturali o i media digitali. Siete mai stati invitati a festival teatrali? Pensate che il teatro tradizionale sia una forma retrograda perché isola ogni ibridazione con la tecnologia?

Critical Art Ensemble: Siamo stati invitati a festival teatrali e a conferenze. Non molti ma è successo. Agli eventi a cui abbiamo partecipato le presentazioni tendono a essere piuttosto normalizzate, ma ho trovato che i produttori degli eventi sono pronti a presentare solo qualche cosa di quello che avevamo proposto al momento dell'invito. I teatri tendono ad avere alcuni tra i migliori strumenti tecnologici disponibili per le performance, é solo che solitamente non vengono utilizzati per scopi radicali o per esperimenti. Il teatro in generale é senza alcun dubbio tecnofobico.

Anna Maria Monteverdi: Siete stati accusati di essere “bioterroristi” Potete dirci qualcosa in più sul tragico evento che ha coinvolto Steve Kurtz?

Critical Art Ensemble: L'esperienza traumatica di Steve è stata una delle tragedie patite come risultato delle linee di condotta dei neoconservatori e della rapida crescita della sicurezza americana sostenuta dalla funzione del 911, che include la politica della “giustizia preventiva”. L'11 maggio del 2004 la moglie ventenne di Steve e membro CAE, Hope, morì di un attacco di cuore nella loro casa di Buffalo. Steve chiamò il 911. La polizia di Buffalo che risponde insieme alle chiamate di emergenza fu allarmata dalla presenza di materiale artistico presente nella loro casa, che era stato esposto in musei e gallerie di tutta Europa e Nord America. Convinti che questi materiali – che consistevano in numerosi petri contenenti forme di batteri nocivi, e apparecchiature scientifiche per testare cibi geneticamente modificati - fossero il lavoro di un terrorista, la polizia chiamò l'FBI. Il giorno successivo mentre Steve stava andando al funerale di sua moglie fu arrestato e illegalmente detenuto per 22 ore dagli agenti dell'FBI e dalla Task Force anti terrorismo, i quali lo informarono di essere sotto inchiesta per “bioterrorismo”. Nel frattempo, agenti provenienti da numerosi enti governativi di giustizia federale piombarono a casa di Steve con tute antibatteriologiche . Circondando un isolato e mezzo intorno alla sua casa, facendo la cernita di gatto, cane, computers manoscritti, libri, attrezzatura e perfino del corpo di sua moglie.

Dopo una settimana, solo dopo che il commissario della salute pubblica dello stato di New York aveva analizzato campioni prelevati dalla casa e aveva annunciato che non c'erano minacce per la pubblica sicurezza, gli fu permesso di ritornare a casa e riprendersi il corpo di Hope. Adesso lui e Robert Ferrel, collaboratore CAE da molto tempo (primo presidente del Dipartimento di Genetica all'Università di Pittsburgh Graduate School of Public Health) affrontano l'accusa di "frode fiscale", grazie all'Usa Patriot Act, con cui rischiano una possibile sentenza di 20 anni, lo stesso peso che avrebbe avuto l'iniziale “bioterrorismo”.

Il caso minacciò di creare precedenti molto pericolosi intaccando il confine tra diritto civile e criminale e criminalizzando coloro che osavano giudicare la politica governativa. Se il Dipartimento di Giustizia avesse vinto questo caso, avrebbe sicuramente raddoppiato il potere del Governo Federale. A causa di questo caso, molti dei produttori indipendenti che un tempo fornivano amatori o hobbisti scientifici non lo avrebbero più fatto per paura di possibili vertenze. Quindi il caso minaccia di interrompere la ricerca indipendente e danneggia seriamente la capacità pubblica di criticare corporazioni e militari, i quali eserciteranno un sempre più ristretto controllo della conoscenza scientifica.

(Per ulteriori informazioni sul caso, e su come tu possa dare un aiuto, puoi visitare il nostro sito www.caedefensefund.org)

Anna Maria Monteverdi: Quali altri gruppi stanno lavorando in un modo simile al vostro negli Stati Uniti e in Europa?

Critical Art Ensemble: Per quanto ne sappiamo non ci sono molti gruppi che lavorano sul teatro-scienza. subRosa è uno dei pochi. Tuttavia, ci sono in tutto il mondo molti gruppi che lavorano sui media tattici - Institute for Applied Autonomy, The Yes Men, Carbon Defense League, Finishing School, Temporary Services, Preemptive Media Collective, My Dad's Strip Club, Space Hijackers, Conglomco.org, irational.org, Bureau of Inverse technology, e via via..

Anna Maria Monteverdi: Siete mai stati in Italia a presentare il vostro lavoro, e avete ricevuto inviti per il futuro?

Critical Art Ensemble: Hanno scritto di noi riviste italiane, giornali e altre pubblicazioni e la maggior parte dei nostri libri sono stati tradotti in italiano ma sfortunatamente CAS non é stato mai richiesto per fare un progetto in Italia.

www.critical-art.net

www.ecn.org/thingnet/reviews/cae_int.html




Under Surveillance
Il teatro del controllo elettronico
di Anna Maria Monteverdi

Qualcuno ricorder� il film Nemico pubblico di William Wellman con Will Smith e Gene Hackman, inquietante storia di un uomo tracciato da videocamere, rilevatori di frequenze radio, cimici elettroniche, registratori satellitari, microfoni ad alta sensibilit� che lo inseguivano in ogni suo spostamento. Pellicola che si aggiunge ad altre che hanno trattato la questione del controllo, delle intercettazioni, della sicurezza dei dati e dello spionaggio satellitare: La conversazione di Coppola, Crimini invisibili di Wenders, In ascolto di Giacomo Martelli.
In teatro se ne � occupato recentemente una compagnia statunitense, The Builders Association diretta da Marianne Weems specializzata in allestimenti teatrali riccamente dotati di tecnologia digitale e schermi panoramici e che nel 2003 ha portato a RomaEuropa il pluripremiato Alladeen, storia non cos� fiabesca di dipendenti di un call center di Bangalore, vincitore anche di un Obie Award.



Supervision � la loro ultima produzione che ha avuto una prima tourn�e tra l'Inghilterra, l'Australia e gli Stati Uniti. Sono tre storie che parlano della violazione della privacy e del controllo e monitoraggio in tempo reale di liberi cittadini senza la loro autorizzazione: vite che diventano trasparenti a cominciare dalle transazioni economiche e dagli spostamenti da loro effettuati, dallo stipendio che arriva loro in banca, dalla spesa quotidiana, dai loro incontri negli spazi pubblici sorvegliati. Marianne Weems mette in scena storie di ordinario pirataggio dati in epoca post-privata, legate al filo (o file...) comune della propria identit� personale diventata informazione ramificata, incontrollabile, separata dal corpo fisico e che viaggia dentro migliaia di processori in uno spazio-dati invisibile.
Persone che vivono nel white noise della costante connessione remota, viaggiatori bloccati alla frontiera a causa di controlli che incrociano informazioni strettamente personali con quelle dell' AIDC (Automatic Identification and Data Capture). Marianne Weems (che ha lavorato come dramaturg e assistente alla regia di Elizabeth LeCompte e Richard Foreman) ha dato visibilit� e concretezza palpabile a questi databodies, a questa infosfera immateriale attraverso un'imponente architettura fatta di uno schermo panoramico, proiezioni video multiple real time, animazioni computerizzate e un sistema di motion capture.
E' ormai prassi ricevere telefonate al nostro cellulare da parte di ditte in possesso del nostro numero che non fanno mistero di sapere a quale gestore telefonico siamo abbonati e quali siano i nostri costi, e che si dimostrano pronti a offrirci un miglior abbonamento.
Le carte di credito, i telepass personali, le tessere magnetiche, le schede SIM dei cellulari, le e-mail, la navigazione su Internet, la frequentazioni di siti web: la prima schedatura personale comincia da qua, attraverso programmi studiati per carpirci password, login, ID, codici di accesso.
Telecamere di sorveglianza, cimici web (sorta di invisibili cookies usati dalle aziende pubblicitarie per tenere traccia degli spostamenti dei visitatori, analizzarne le abitudini, e rivendere le informazioni a societ� commerciali), tecniche biometriche che consentono il riconoscimento dell'individuo attraverso l'identificazione di particolari caratteristiche del corpo, tecnologia RFID (Identificazione a Radio Frequenza) per il tracciamento di oggetti e persone attraverso un microchip.





Oggi esistono rilevatori delle dimensioni di un chicco di riso, tali da poter essere inseriti sotto pelle e da farci diventare dei localizzatori viventi. Clamorosa fu la campagna negli Stati Uniti di boicottaggio contro la Benetton che aveva annunciato l'introduzione dei TAG RFID nei capi d'abbigliamento per finalit� di logistica e per nuove strategie di marketing (la qual cosa avrebbe avuto come conseguenza il tracciamento indesiderato non solo dei golfini United Colors ma anche di chi li indossava...).
Tra gli artisti che lavorano sui sistemi telematici di sorveglianza vanno ricordati i Preemptive Media, gruppo di media artist statunitensi cui si � aggiunta recentemente Beatriz De Costa, fuoriuscita dai Critical Art Ensemble.



In Zapped! promuovono workshop specifici per conoscere la tecnologia RFID e imparare a costruirsi il proprio detector artigianale visivo o sonoro (in forma di portachiave o braccialetto) per individuare la presenza di TAG. Infine i Surveillance Camera Player: sin dal 1996 realizzano un teatro contestativo fatto di performance silenziose con cartelli-slogan e azioni davanti a videocamere di sorveglianza dislocate nelle diverse citt�, per smascherarne la presenza e denunciare la realt� del controllo sociale.
Il gruppo ha redatto una vera e propria mappa regolarmente aggiornata e pubblicata su Internet e ha creato un applicativo web I-see, che permette a chiunque di calcolare i propri percorsi evitando l�occhio vigile del video. Osserva Marco Deseriis:

Che cosa ci fa un uomo che indossa una maschera della morte davanti a una telecamera di sorveglianza? Recita, ovviamente. Con la differenza che lui sa di essere un attore, mentre i passanti sono solo comparse involontarie. Se � vero che ogni telecamera d� vita a un potenziale set, l'estensione della video-sorveglianza moltiplica anche gli spazi urbani dell'azione... Usando come palcoscenico le stazioni della metropolitana o gli spazi di Manhattan pi� transitati, le performance dei SCP si rivolgono a due pubblici diversi: da una parte, i passanti, �controllati�, monitorati dall'estesa rete di videosorveglianza; dall'altra i �controllori� i soli beneficiari dello spettacolo su schermo. In alcuni casi i monitor hanno anche output pubblico e quindi gli attivisti dei SCP possono riprenderli a loro volta per poi mettere a confronto la soggettiva del controllore e quella del controllato.

(M. Deseriis e G.Marano, Net art. L�arte della connessione, Milano, Shake, 2003)


AMLETO GIU' PER YOU TUBE PDF Stampa E-mail

Scritto da Anna Maria Monteverdi

TO TUBE OR NOT TUBE.

IL TUBO è quello della rete, o meglio quello di YouTube, la piattaforma più frequentata del web diventata un fenomeno di massa senza precedenti dove caricare, scaricare e condividere liberamente video in streaming.
Scendendo giù per il tubo si trova una quantità sorprendente di materiale teatrale. Forse troppo, d’accordo, ma si scova anche qualche memorabilia digitale e qualche clip video divertente.


Hamlet: living in a box
Il box è l’interfaccia simil televisiva ormai familiare che impera su MySpace e YouTube all’insegna del broadcast yourself!
Chi fa upload? Ovviamente chiunque, basta che sia registrato: studenti alla prova finale di qualche school project, registi in erba. Per lo più si tratta di video domestici, amatoriali, di genere demenziale, magari girati con il videofonino, impostati su una micronarrazione (1 o 2 minuti al massimo), senza montaggio e senza pretese; nel migliore dei casi estratti di prove o di spettacoli. Alcuni sono invece veri e propri videoclip d'arte o creazioni di un qualche pregio. Molto spesso però si tratta di frammenti di film famosi, di serial tv o di cartoni, catturati impunemente dalla tv o da qualche canale digitale e riversati sulla pagina del proprio "profilo utente" nella speranza di finire nella playlist dei "preferiti" di qualche navigatore.

Certo la questione dei filmati con copyright resi disponibili su YouTube è stato il punto dolente dell'azienda in passato, ma siamo già a una svolta se la stessa NBC Universal ha deciso di diffondere i propri materiali proprio attraverso questo canale, visitato da più di venti milioni di navigatori.
Una semplice ricerca tematica sul motore interno sulla base delle TAG descrittive lasciate dagli stessi autori o detentori dei video ("Hamlet" o "Shakesperare Hamlet" o "theater Hamlet") una volta eliminati i commercial della marca di sigarette Hamlet e i clip dell’omonimo gruppo musicale madrileno, dà alcuni risultati esilaranti, segno dei tempi più che trasgressivi, direi blandamente dissacranti. Il principe Amleto riletto dalla giovane "my media generation" diventa Harry Potter, Schwarzenegger, un supereroe Marvel, un cantante reggae, un combattente ninja, un pirata o un samurai...



Ofelia beve birra e ha sembianze orrendamente simili a una Christina Aguilera animata in grafica 3D o a un trans. Imperano un po’ ovunque l’estetica da cartoon e da bande desinéé, ma anche il trash, il fetish, il pop.
Le citazioni dalle sit-com più famose e dal cinema di serie B si sprecano e spesso i titoli sono più divertenti dei video: l’omaggio alla pizza connection con Mafia Hamlet, alla fantascienza con Star Wars Hamlet, al genere horror con Hamlet Vampyr e ai musical con Hamlet on Ice. Il più votato è indubbiamente un Amleto in versione Simpson. HamLego è una versione realizzata in stop motion con i personaggi della Lego.

Il duello con Laerte diventa lo scontro iperuranico tra Amleto e DragonBall o Godzilla, oppure un regolamento di conti tra bande di rapper in strada, sopra i banchi della mensa scolastica o nei campi da calcio o da baseball. L’incontro di Amleto con il fantasma del padre raggiunge livelli di demenza inimmaginabili, con lenzuolame svolazzante tra le pareti del tinello di casa. Il liquido velenoso è una Seven Up in lattina versata sull’orecchio di Amleto padre, mentre questi è appoggiato sulla tazza del water.



Carmelo Bene faceva un hommelette di Hamlet, ma il palato di oggi, assuefatto ai Big Mac preferisce un Hamburger for Hamlet.
In mezzo, clip dagli Amleti di Kenneth Branagh e dalle versioni della BBS. E poi, strano ma vero, un estratto dallo spettacolo Hamlet Machine di Dominik Barbier, uno dei più complessi progetti di teatro multimediale ideato dal videomaker francese in collaborazione con Heiner Müller, prima della morte del drammaturgo della DDR.

Il tutto in un mare di spazzatura video-amletica e di pura idiozia mediatica. Roba appunto, da tirare giù per il tube.

La scena teatrale tecnologica catalana
Intervista a Konic thtr e Marcel.lì Antunez Roca (con una nota di Carles Canellas-Rocamora teatre)
di Anna Maria Monteverdi

La terra catalana ha un fascino particolare: persino l’arte più sperimentale, quella tecnologica, lì sembra esprimersi al meglio. Chi non conosce l’evento mondiale Sonar, dedicato alla musica techno e alla cosiddetta media art, “uno strano incastro”, come mi ricorda Ennio Bertrand degli Otolab, “tra club culture e mondo della sperimentazione radicale”? O le performance “mecatroniche” di Marcel.lì Antunez Roca, o i megalomani spettacoli della Fura dels Baus, compresi quelli realizzati nella loro nave Naumon attraccata al porto di Barcellona?
Ma la Catalunya è davvero la Mecca della ricerca teatrale tecnologica? Abbiamo chiesto a tre artisti residenti a Barcellona (Carles Canellas, Marcel.lì Antunez Roca e Alain Baumann e Rosa Sanchez dei Konic Thtr) di darci una loro personale immagine della città e della Regione e qualche indicazione dei luoghi e dei protagonisti della “nuova scena catalana”, anche quella alternativa e underground. Ne è emerso un quadro meno esaltante, perché le sovvenzioni alla cultura e i recenti contributi economici del Governo della Generalitad non soddisfano completamente le richieste degli artisti di nuovi spazi, residenze e produzioni anche se rappresentano comunque un primo significativo avvio di un processo di apertura alla sperimentazione e di promozione del teatro al quale l’Europa intera guarda con interesse.

Potete descrivere la “scena catalana” di oggi in riferimento al teatro di ricerca e nello specifico al teatro tecnologico? E’ più vivace che in altri paesi? Esiste davvero un “rinascimento catalano”?

CARLES CANELLAS Personalmente ho i miei dubbi che si possa parlare di un “rinascimento catalano”. A parte alcuni artisti, autori e gruppi molto specifici e ormai noti (dalla Fura dels Baus a Calixte Bieito, da Marcel•lí Antúnez a Sergi Belbel), il settore rimane in una siccità totale di creatività, perché non va solo ripetendo schemi, ma anche rimontando spettacoli vecchi di vent’anni, solo che ora alcune compagnie hanno un appoggio economico pubblico e privato più forte che mai. Con il nuovo governo della Generalitat (governo autonomo catalano) - passato da centro destra a un’unione di tre partiti di sinistra e centro sinistra -, l’ammontare delle sovvenzioni si è moltiplicato per tre in quattro anni (ma erano così basse che non è stato un grande sforzo!). Il lato negativo è che, come era prevedibile, i soldi non sono stati usati per triplicare la quantità di attività e sovvenzionare artisti ma per duplicare le quantità che già recepivano i grandi, i soliti….

KONIC THTR La scena spagnola e in particolare catalana è piuttosto attiva in questo momento nel campo del teatro sperimentale. Noi lavoriamo in un contesto molto specifico che riguarda la creazione collegata con il teatro e le nuove tecnologie. In questo genere di manifestazioni artistiche la Spagna ha però una storia più recente se comparata con altri paesi europei come la Germania, l’Austria, l’Inghilterra o l’Olanda. Al tempo stesso, questa tendenza artistica si è radicata fortemente ed è presente nelle università con la creazione di master che stanno formando ogni anno giovani artisti specializzati in questi linguaggi.

MARCEL.LÌ ANTUNEZ ROCA Tanto Konic come il sottoscritto siamo compagnie con una storia piuttosto lunga che comincia negli anni Novanta a Barcellona. Abbiamo condiviso programmatori, ingegneri e probabilmente abbiamo sperimentato temi simili. Ma non siamo compagnie giovani o nuove, siamo artisti sperimentatori, pionieri con ampio curriculum. Non sono a conoscenza degli sviluppi tecnologici a Barcellona in riferimento ai gruppi ma la mia impressione è che la maggior parte della drammaturgia si interessi delle nuove tecnologie come drammaturgia dell’immagine o drammaturgia del movimento e poco di “sistematurgia” (ndt: “drammaturgia influenzata dai sistemi informatici”). Ma questa è un’opinione che deriva da una mia percezione molto particolare e può darsi che sia sbagliata. Dal punto di vista dell’appoggio istituzionale si è avuto un cambio di parametri che facilitano in un certo modo i modelli di produzione e distribuzione delle opere. Il Dipartimento di Cultura della Generalitat della Catalogna ha avuto infatti un cambio di segno rispetto al modello che avevamo in precedenza, e da appena 3 anni favorisce attraverso aiuti economici, la ricerca, la produzione e la distribuzione delle opere. Ma molto resta ancora da fare.



Quali sono i luoghi della ricerca teatrale e i festival che normalmente ospitano lavori tecnologici?

CARLES CANELLAS A Barcellona a dire il vero in questi ultimi dieci anni sono apparsi nuovi spazi “alternativi” di distinto formato che sempre in grande precarietà accolgono proposte di ogni genere, molte delle quali al di fuori dei circuiti e delle programmazioni dei teatri commerciali, come “L’antic teatre” http://www.lanticteatre.com, “la nau ivanow” http://www.nauivanow.com, “cincomonos” http://www.cincomonos.org, “almazen” http://www.almazen.net, “conservas” http://conservas.tk e altri. Ma anche spazi di creazione, vecchie fabbriche che resistono (alcune con gli artisti dentro) alla demolizione promossa dalla speculazione edilizia in atto, ma che hanno purtroppo i giorni contati eccetto in quelle dove la pressione popolare ha obbligato il Comune a tornare indietro, controllare i permessi concessi e in alcuni casi a comprare la proprietà per salvaguardare il tutto o una parte come patrimonio storico industriale. Qui possiamo trovare “hangar” http://www.hangar.org, “la escocesa” http://www.laescocesa.org.
Ma anche altri fuori Barcellona come “nau côclea” http://www.naucoclea.com
I due grandi teatri pubblici di Barcellona hanno nuovi e “giovani” direttori artistici che provengono dei vecchi circuiti “alternativi”: Sergi Belbel nel Teatre Nacional http://www.tnc.es, Àlex Rigola nel Teatre Lliure http://www.teatrelliure.com.
La grande struttura del “Mercat de les Flors” http://www.mercatflors.org è diventata uno spazio per la danza e le arti del movimento, e lo storico Teatre Romea http://www.teatreromea.com, da alcuni anni gestito da Focus, una delle più grandi produttrici di teatro commerciale e musicale (entertainment) presentava fino poco fa, per una questione d’immagine pubblica, sotto la direzione di Calixte Bieito, opere di gran formato e di avanguardia (adesso sta un po’ cambiando la sua politica artistica e di gestione).
Per quanto riguarda le sale private - sempre con forti contributi pubblici - distribuiscono produzioni di scarso interesse artistico e culturale, interpretate da attori e attrici popolari nella tv catalana. Una cosa simile succede nelle vecchie sale alternative che in realtà sono diventate teatri commerciali di piccolo formato, che come cosa straordinaria al massimo presentano drammaturghi e registi latinoamericani.
Di produzioni internazionali ne arrivano alcune, ma solo all’interno di alcuni grandi festival come il Grec a Barcellona http://www.barcelonafestival.com o il Temporada Alta a Girona http://www.temporada-alta.net.
Poi, nuovi festival ma roba da poco. Solo noterei che il Festival Grec, organizzato dal comune di Barcellona, ha un nuovo direttore artistico, Ricardo Szwarzer, argentino di Buenos Aires residente a Londra, che porta con sé una grande esperienza teatrale (ex Direttore del Teatro Colon di Buenos Aires) e di nuove tendenze sceniche. Dopo un primo anno di transizione staremo a vedere se riuscirà a fare tutti i grandi progetti che ha in mente.
Per le compagnie ogni volta è più difficile lavorare all’estero perché i costi sono saliti molto e i Festival devono misurare molto le spese. Ma questo è un fenomeno internazionale che ci riguarda tutti. È vero però che alcuni artisti hanno l’aiuto dell’Istituto Catalano di Cultura “Ramon Llull” per i loro viaggi all’estero

KONIC THTR A Barcellona ci sono molti festival che mostrano lavori collegati con le tecnologie. I più interessanti sono: Art Futura (www.artfutura.org/v2/) e il Festival IDN (Festival International of Dance and New Media) organizzato da NU2 (www.nu2s.org/idn/).

MARCEL.LÌ ANTUNEZ ROCA La situazione della regione catalana, in particolare della città di Barcellona, contrariamente alla tendenza in atto di fornire supporti economici, oggi è poco dotata di spazi per una drammaturgia diversa, ha buoni teatri per la prosa in catalano e buoni spazi per la danza e la drammaturgia del movimento. Non c’è uno spazio però dove si mostrano regolarmente i lavori delle compagnie. Ci stiamo organizzando per risolvere questo problema. Il festival NEO di Barcellona puntava su questo tipo di drammaturgia ma non è certo che possa proseguire. Qualche festival e alcuni spazi programmano occasionalmente spettacoli tecnologici come Art Futura, talvolta SONAR e l’Escorxador Teatre della città di Lerida, etc. Sonar è un evento chiaramente commerciale legato alla musica techno con una sezione di Media Art, ma con un interesse quasi nullo per la sistematurgia e la drammaturgia tecnologica. Altri spazi di produzione: sono Hangar (www.hangar.org) e CASM (www.centredartsantamonica.net). Lo spazio di creazione l’Animal (www.lanimal.org) a L’Esquena mostra una certa sensibilità al tema. In ogni caso il panorama non è molto positivo.



Avete un luogo stabile a Barcellona per fare sperimentazione e dialogare con altri artisti?

KONIC THTR Noi non abbiamo un posto stabile dove sviluppare i nostri lavori a Barcellona, e questo è un problema serio specie quando lavori con la tecnologia perché significa che dobbiamo portarci in giro materiali e settare equipaggiamenti tecnologici molto delicati tutte le volte che lavoriamo a una nuova opera, a un nuovo allestimento; questo è un problema per la maggior parte degli artisti che lavorano in questa città e che porta ognuno di noi ad andare in giro a cercare residenze in diversi spazi di produzione intorno alla città e anche fuori, in luoghi internazionali. Per noi è un problema in più proprio perché abbiamo deciso di fare ricerca, sviluppo e innovazione come produttori indipendenti quali di fatto siamo, volendo portare nuovi linguaggi sulla scena contemporanea. Questo implica una costante negoziazione con le amministrazioni pubbliche, che non sembrano vedere il contributo culturale che questo tipo di progetti può portare e si assumono ben pochi rischi.

Il nostro progetto di ricerca ‘The Augmented Stage’ (ndt: “tecnologie per il trattamento in tempo reale di informazioni multimediali e per la mediazione tra performer e computer”) ha il supporto della Regione della Catalogna, e ci permette di aprire nuove linee di intervento nella sperimentazione dei linguaggi interattivi, integrando nei lavori vita artificiale e sviluppo di programmi in collaborazione con Spanish Higher Council for Scientific Research, the Research Institute in Artificial Intelligence of the Universidad Autonoma di Barcellona. E’ all’interno di questa ricerca che viene sviluppato il nostro più recente spettacolo Nou_ID sebbene inizialmente fosse legato al progetto di installazione interattiva “multi user” dal titolo e_motive, mostrata come parte del progetto arte e scienza alla Galleria Metronom di Barcellona. Dal 2004 però abbiamo un collegamento diretto con il centro di creazione L’Animal a l’Esquena in Celrá (Catalogna), come artisti in residenza, dove possiamo fare ricerca e laboratori di creazione. In questo momento stiamo partecipando come artisti invitati, al progetto intereuropeo triennale chiamato Absent Interface (2007-2010). Abbiamo poi stabilito relazioni di collaborazione con varie università catalane per sviluppare porzioni di lavoro e processi di ricerca in cui siamo coinvolti.

MARCEL.LÌ ANTUNEZ ROCA Ho la mia famiglia a Barcellona e il mio studio, Barcelona è una easy city per molti aspetti, ma troppo turistica per altri. C’è una tendenza come in tutta Europa del resto a compiacere un pubblico borghese e a difendere il politically correct, la nuova religione della cultura europea. Io ho qua la mia équipe, lavoro nel mio studio e cerco di mostrare il mio lavoro in forma globale, in tutto il mondo. Certamente Barcellona ha una buona comunicazione grazie al turismo e un certo orgoglio di città del popolo (Catalogna), il clima è migliore di Parigi e Londra ma non è affatto la Mecca della tecnologia. D’altra parte, che senso ha enfatizzare gli aspetti locali quando ci sono reti come Internet?



Esiste un network o una piattaforma collaborativa per le produzioni indipendenti?

KONIC THTR La Catalogna è una regione dove l’associazionismo è molto forte e ci sono network emergenti sia a Barcelona che in tutta la Catalogna che stanno cercando di dare maggior spazio a nuove forme artistiche di espressione che riguardino ricerche nelle arti e nelle forme non convenzionali di arte scenica dal vivo. Speriamo di poter fare pressione sui politici per un cambiamento della situazione e per dare condizioni di lavoro migliori agli artisti.

MARCEL.LÌ ANTUNEZ ROCA Da poco è stata creata l’associazione di artisti di scena che dovrebbe riunire tutte le proposte di scena tecnologica, di movimento, dell’immagine, ma è ancora in fase di definizione.

Quali pensate che siano attualmente le esperienze più significative nel campo delle arti elettroniche e del teatro tecnologico?

KONIC THTR Marce.lì Antunez, Sergi Jordà anche se sono pochi i coreografi che hanno sede stabile qua; potrei citarti alcuni artisti: Cesc Gelabert, Toni Mirà, Angels Margarit che svolgono progetti in collaborazione con artisti interattivi; è un cambiamento non così rapido perché il valore del testo nel teatro catalano è molto forte e quindi le convenzioni teatrali impediscono una rapida evoluzione.

MARCEL.LÌ ANTUNEZ ROCA Ecco un elenco: Marcel•lí Antúnez Roca www.marceliantunez.com), Antoni Abat (www.zexe.net), Konic Thtr (http://koniclab.info/), Reac Table/Sergi Jorda (www.iua.upf.es/~sergi/), Alain Wergifosse (www.experimentaclub.com/data/alain_wergifosse). Questi i collettivi di artisti che usano la tecnologia in forma preponderante: Straddle (http://straddle3.net/), Telenoika, (www.telenoika.net), Riereta (http://riereta.net/tiki2007/tiki-index.php). (quadratino nero)

Carles Canellas, nato a Barcellona nel 1954, è considerato dalla critica europea uno dei protagonisti del Teatre de Marionetes i Titelles catalano contemporaneo, ovvero il teatro di marionette e burattini. Nella sua carriera ha partecipato a più di 200 festival e rassegne di teatro distribuite per 12 paesi in 3 continenti. Figlio di un fabbro, allievo di Harry Vernon Tozer, il più famoso marionettista anglo-catalano, Canellas è stato il fondatore del Col.lectiu d’animaciò nel 1978 e dello storico gruppo Els Rocamora, e ha aderito al progetto di fondazione del Circ Cric – che raccoglieva i migliori artisti circensi e di strada di Barcellona. Uno dei più richiesti “virtuosi” delle marionette leggere a filo, oggi insegnante alla Scuola d’arte drammatica, Carles Canellas è stato un rinnovatore del genere: membro attivo del Movimento dei Titellaires indipendentes dalla metà degli anni Settanta ha sostenuto una battaglia - in parte vinta grazie anche alla costituzione di una rete nazionale, l’UNIMA - per il riconoscimento artistico del teatro di animazione. Info: www.rocamorateatre.com

Fondato nel 1985 da Rosa Sanchez e Alain Baumann, Konic Thr si è specializzato in progetti artistici che uniscono tecnologia interattiva, multimedia, musica, danza e teatro. Sono di Barcellona e sono considerati dei pionieri dell’arte interattiva, tra i primi sperimentatori per esempio dei sistemi di motion capture in teatro applicati a elaborate coreografie. Artisti residenti nei maggiori centri di creazione internazionale, hanno presentato i loro lavori all’Ircam e al Centre Pompidou di Parigi, a Madrid, Barcellona, Bilbao, Glasgow, Città del Messico coinvolgendo Università, Politecnici e Centri di ricerca sull’Intelligenza Artificiale. Il loro ultimo spettacolo NOU I_D sui luoghi a margine della cosiddetta “surmodernità” costruito a partire dal software per il riconoscimento vocale e gestuale dei performer di loro concezione Terra I Vida, ha avuto un’unica data italiana, nel novembre scorso a Catania, nell’ambito di Cultania Festival. Lo sviluppo del software Terra I Vida emerge nell’ambito del progetto di ricerca The Augmented Stage che Kònic Thtr ha intrapreso durante il 2006 al medialab di Metrònom a Barcelona in collaborazione con Martí Sánchez Fibla, ricercatore allo Spanish Higher Council for Scientific Research. Info: http://koniclab.info

Nato a Majà in Spagna nel 1959, co-fondatore e coordinatore artistico dal 1979 al 1989 della Fura del Baus, gruppo di teatro di “rianimazione” catalano, con cui ha presentato le macro-performance Accions (1984), Soz/O/Suz (1985) e Tier Mon (1988), Marcel.lì Antunez Roca ha creato installazioni robotiche e performance “mecatroniche” (la mecatronica è “una disciplina integrata che utilizza le tecnologie meccaniche, elettroniche e le tecnologie informatiche”). Il corpo “in-macchinato” è al centro del suo lavoro artistico, da Epizoo a Requiem a Afasia (1998) e Pol fino all’ultimo spettacolo Transspermia (2004) e alla conferenza-dimostrativa Protomembrana (2006). L’interesse per la robotica e la biologia si traduce sia in interfacce corporali (dresskeleton) che permettono al performer di controllare con il movimento suoni e immagini e robot musicali, sia in installazioni interattive che provocano il pubblico ad intervenire sul corpo dell’artista, e infine in biosculture. Ha appena terminato un film sulla sua lunga attività tecnoartistica dal titolo El Dibuixant (Il disegnatore). Info: www.marceliantunez.com